06/07/2018, 12.11
VATICANO
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Papa: migranti, ‘rispetto dei diritti e della dignità di tutti’

Francesco ha celebrato messa in occasione del quinto anniversario della sua visita all'isola di Lampedusa. L’“ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani’”, è “una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’“ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani’”, aiutando chi è nel bisogno, come i migranti, è “una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”. Un invito alla solidarietà e un monito contro l’egoismo sono stati al centro della messa che papa Francesco ha celebrato oggi, in occasione del quinto anniversario della sua visita all'isola di Lampedusa.

Nella basilica di san Pietro, presenti anche circa 200 rifugiati e persone che se ne prendono cura, il Papa ha affermato che “politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso”.

Francesco - che al termine della celebrazione ha salutato uno a uno i rifugiati presenti – ha ricordato che “cinque anni fa, durante la mia visita a Lampedusa, ricordando le vittime dei naufragi, mi sono fatto eco del perenne appello all’umana responsabilità: «‘Dov’è il tuo fratello? La voce del suo sangue grida fino a me’, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi» (Insegnamenti 1 [2013], vol. 2, 23). Purtroppo le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti”.

“Il Signore – ha detto ancora - promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio – talvolta complice – di molti. In effetti, dovrei parlare di molti silenzi: il silenzio del senso comune, il silenzio del ‘si è fatto sempre così’, il silenzio del ‘noi’ sempre contrapposto al ‘voi’. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l’amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati”.

“Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata”.

“Il Salmista ci ha indicato l’atteggiamento giusto da assumere in coscienza davanti a Dio: «Ho scelto la via della fedeltà, mi sono proposto i tuoi giudizi» (Sal 119,30). Un impegno di fedeltà e di retto giudizio che ci auguriamo di portare avanti assieme ai governanti della terra e alle persone di buona volontà. Per questo seguiamo con attenzione il lavoro della comunità internazionale per rispondere alle sfide poste dalle migrazioni contemporanee, armonizzando sapientemente solidarietà e sussidiarietà e identificando risorse e responsabilità”.

Francesco, infine, ha voluto concludere con alcune parole dette significativamente in spagnolo con le quali ha espresso “gratitudine” ai soccorritori “per aver incarnato oggi la parabola del Buon Samaritano, che si è fermato per salvare la vita del povero uomo colpito dai banditi, senza chiedergli quale fosse la sua origine, i suoi viaggi o i suoi documenti ...:”. “Vi chiedo di continuare a essere testimoni di speranza in un mondo ogni giorno più preoccupato del presente, con molto poca visione del futuro e riluttante alla condivisione”.

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