11/06/2026, 13.01
LANTERNE ROSSE
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La nuova passione di Pechino per la fantascienza

di Andrea Ferrario

Classificata un tenmpo dal Partito come "inquinamento spirituale" oggi genera entrate per miliardi di yuan ed è diventata parte della strategia statale di promozione culturale con una chiara visione geopolitica. "The Wandering Earth" e "Il problema dei tre corpi" i casi più eclatanti divenuti fenomeni su Netflix. Ma sullo sfondo emergono anche le tensioni tra forme artistiche nuova potenza di calcolo messa in campo dalla propaganda.

Milano (AsiaNews) - La fantascienza cinese ha attraversato nell’arco di pochi decenni una trasformazione che riflette i più generali equilibri tra cultura e potere nella Repubblica popolare. Fino alla fine degli anni Ottanta il Partito comunista cinese la classificava come "inquinamento spirituale", al pari di altre forme culturali considerate incompatibili con l'ortodossia ideologica, ed era quindi esclusa sia dagli schermi sia dalle librerie. Il cambio di rotta nel decennio successivo ha consentito alla fantascienza di svilupparsi come genere letterario e, nel corso del tempo, di estendersi anche al cinema, un passaggio che si sarebbe compiuto tre decenni più tardi, quando nel 2019 è uscito nelle sale il primo film di fantascienza cinese, “The Wandering Earth” di Frant Gwo. Da allora l'accelerazione è stata vertiginosa, e nel 2025 l'industria della fantascienza in Cina ha generato entrate per un totale di 126 miliardi di yuan (circa 18 miliardi di dollari), con una crescita di quasi il 16% rispetto all'anno precedente.

Un genere riabilitato per ragioni di Stato

La crescita della fantascienza in Cina non è unicamente frutto delle dinamiche di mercato. Il successo di “The Wandering Earth”, divenuto il quinto film più redditizio della storia del cinema cinese, ha spinto le autorità a integrare la fantascienza nella strategia statale di promozione culturale. Nel 2020 l'Accademia cinese di tecnologia spaziale (CAST) ha avviato una collaborazione formale con l'Amministrazione nazionale del film (CFA) per orientare e sostenere la produzione cinematografica fantascientifica, invitando scienziati e ingegneri a fornire consulenza tecnica ai registi affinché le sceneggiature risultassero credibili, oltre che spettacolari. Il modello è dichiaratamente ricalcato su quello del rapporto tra la NASA e Hollywood, ma adattato al contesto di un sistema in cui la produzione cinematografica è in larga parte pubblica.

In questo quadro di crescente intervento pubblico nella produzione cinematografica si inserisce il ruolo della China Film Group Corporation, la principale casa di produzione del Paese, un'impresa statale nata nel 1999 dalla fusione di strutture risalenti al lontano 1951. A differenza delle compagnie hollywoodiane, opera sotto la diretta supervisione del Partito Comunista, il che le attribuisce un mandato che va oltre il profitto commerciale. Il XVII Congresso del Partito, nel 2007, ha formalizzato una strategia volta ad accrescere l'attrattiva della Cina sulla scena mondiale attraverso la cultura nazionale, e in questo contesto il cinema di fantascienza ha assunto un rilievo crescente come strumento per misurarsi con generi fino ad allora dominati dalla produzione occidentale.

Trionfalismo tecnologico e schermi geopolitici

Il già citato film “The Wandering Earth” del 2019 e il suo sequel “The Wandering Earth II” del 2023, rappresentano il caso più compiuto di questa convergenza tra industria culturale e obiettivi statali. Ambientati in un futuro apocalittico in cui l'umanità, sotto la guida della Cina, costruisce migliaia di motori giganteschi per spostare la Terra verso un'altra stella per salvarla da un Sole in espansione, i due film costruiscono una narrazione fortemente centrata sul primato tecnologico e alimentata da richiami espliciti a programmi spaziali reali. Il secondo capitolo menziona esplicitamente il telescopio spaziale della stazione orbitale cinese (CSST), un osservatorio in fase di lancio con capacità paragonabili a quelle dell'Hubble americano. La stazione spaziale Ark, struttura orbitale al centro della trama, richiama le conquiste concrete della Cina nel settore, dalla stazione spaziale modulare Tiangong alla China Space Station completata tra il 2021 e il 2022. Nel film compare persino un ascensore spaziale, una soluzione che l'Accademia cinese delle scienze sta effettivamente studiando.

Gli intenti geopolitici sono altrettanto espliciti. Nei film gli Stati Uniti vengono sistematicamente ridimensionati, e in particolare rappresentati come restii alla cooperazione internazionale, mentre la Cina assume il ruolo di leader di una coalizione di Paesi emergenti. Questa impostazione narrativa rispecchia l'effettiva configurazione delle alleanze spaziali cinesi, con Russia e Sudafrica che hanno aderito al programma lunare ILRS in risposta all'iniziativa americana Artemis. La presenza dell'attore Wu Jing, già protagonista della saga nazionalista costituita dai film della serie “Wolf Warriors”, il cui titolo ha finito per identificare la diplomazia più assertiva di Pechino a partire dal 2020, rafforza ulteriormente il legame tra intrattenimento di massa e messaggio politico. La distribuzione di “The Wandering Earth” su Netflix, accessibile in 190 Paesi, ha trasformato un successo nazionale in un prodotto destinato a un pubblico mondiale.

Il peso reale dell'industria

Al di là del cinema, i dati sull'industria della fantascienza cinese delineano un ecosistema articolato. Il comparto dominante resta quello dei videogiochi, che con quasi 78 miliardi di yuan di ricavi rappresenta oltre il 60% del totale, con i titoli cinesi sempre più presenti sui mercati internazionali. Il cinema e la televisione di genere hanno generato poco più di 8 miliardi di yuan, registrando una crescita superiore al 20%. La letteratura di fantascienza ha raggiunto circa 5 miliardi, mentre il turismo legato alla sci-fi, tra parchi tematici ed esperienze immersive, si è avvicinato ai 28 miliardi. Più recente è il segmento dei dispositivi tecnologici ispirati all'immaginario fantascientifico, che ha esordito con quasi 25 miliardi di ricavi, secondo le statistiche ufficiali.

Il successo internazionale della fantascienza cinese è stato trainato in larga misura dalla trilogia “Il problema dei tre corpi” di Liu Cixin, che dopo aver venduto milioni di copie è stata adattata in una serie televisiva ad alto budget distribuita da Netflix. Accanto a Liu, una nuova generazione di autori sino-americani come Ken Liu e Rebecca F. Kuang ha contribuito a ridefinire il rapporto tra fantascienza e identità cinese nello spazio culturale anglofono, integrando elementi della storia e della cultura cinese in narrazioni rivolte a un pubblico globale e sempre più distanti dalla dimensione militante che aveva caratterizzato la precedente generazione di scrittori emigrati.

Le crepe nel dispositivo

Dietro l'espansione della fantascienza cinese e il suo crescente sostegno istituzionale emergono tuttavia tensioni significative. Liu Cixin, la figura più rappresentativa del genere e un autore ampiamente sostenuto dallo Stato, è diventato bersaglio di critiche da parte di settori neo-maoisti che circolano sulla rete cinese e lo accusano di diffondere un’ideologia "borghese reazionaria". La contestazione, formulata nel linguaggio delle campagne politiche dell'era maoista, prende di mira il modo in cui “Il problema dei tre corpi” utilizza la Rivoluzione Culturale come punto di partenza narrativo, presentandola come un'esperienza tale da fare perdere ogni fiducia nell'umanità. Nella lettura dei neo-maoisti, Liu Cixin appare come un intellettuale elitario al servizio della classe dominante, e le sue opere vengono descritte come "erbe velenose" per la coscienza popolare.

Pur provenendo da ambienti minoritari, questa critica mostra con chiarezza le contraddizioni che accompagnano il tentativo dello Stato di utilizzare la fantascienza come strumento di proiezione nazionale. È un indice di come il tentativo dello Stato di incorporare la fantascienza nella propria strategia di proiezione nazionale produca inevitabilmente tensioni interne, perché il genere, per sua natura, tende a interrogare il presente e a immaginare futuri alternativi, rimanendo quindi sempre difficile da controllare. La stessa parabola di Liu Cixin, celebrato dalle istituzioni e al tempo stesso attaccato da voci che si richiamano all'ortodossia rivoluzionaria, evidenzia la difficoltà di conciliare promozione culturale e controllo ideologico.

Un’opera meno nota di Liu, il racconto “La nube di poesie”, offre una riflessione che sembra anticipare queste tensioni. Una civiltà aliena, nel tentativo di superare la maestria del poeta Li Bai, esaurisce l'energia di un intero sistema solare generando ogni possibile combinazione di caratteri cinesi. In tale nube sterminata di versi esistono certamente poesie superiori a quelle di Li Bai, ma la civiltà aliena finisce per ammettere la propria sconfitta, perché è in grado di produrre tutto, ma incapace di individuare ciò che è davvero grande nell’ambito della totalità così generata. La tecnologia può produrre ogni possibile forma d'arte, ma la capacità di discernere resta una facoltà che sfugge alla potenza di calcolo. È una parabola che a suo modo mette in luce anche quello che è il limite strutturale del rapporto tra lo Stato cinese e la cultura che cerca di governare: quanto più cresce la capacità di produrre e controllare, tanto più si amplia lo spazio dell'interpretazione e del dissenso.

 

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