07/02/2018, 10.52
VATICANO

Papa: unire le forze per prevenire la tratta delle persone e proteggere le vittime

Appello di Francesco in occasione della Giornata contro la tratta. La speranza di “un mondo in cui i conflitti si risolvono pacificamente con il dialogo e nel rispetto reciproco” sollecitata dalla sfilata congiunta delle due Coree alle Olimpiadi. Durante la messa, il Vangelo va ascoltato “con cuore aperto” e l’omelia va preparata e durare “non più di 10 minuti”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Un appello a “cittadini e istituzioni, a unire le forze per prevenire la tratta e garantire protezione e assistenza alle vittime” e la speranza di “un mondo in cui i conflitti si risolvono pacificamente con il dialogo e nel rispetto reciproco” sollecitata dalla sfilata congiunta delle due Coree alle Olimpiadi invernali hanno concluso l’udienza generale di oggi, dedicata da papa Francesco al Vangelo durante la messa.

Alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI, Francesco ha sottolineato che ascoltare il Vangelo è importante, perché è “Parola viva”, che “va ascoltato con cuore aperto” e che l’omelia “deve essere preparata bene con la preghiera e lo studio e dev’essere breve, non più di dieci minuti” e va seguita “prestando attenzione, assumendo cioè le giuste disposizioni interiori, senza pretese soggettive, sapendo che ogni predicatore ha pregi e limiti”.

Proseguendo nel ciclo di catechesi dedicato alla messa, Francesco ha detto che “l dialogo tra Dio e il suo popolo, sviluppato nella Liturgia della Parola della Messa, raggiunge il culmine nella proclamazione del Vangelo”. E, ha aggiunto, “come i misteri di Cristo illuminano l’intera rivelazione biblica, così, nella Liturgia della Parola, il Vangelo costituisce la luce per comprendere il senso dei testi biblici che lo precedono, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento”. “Perciò la stessa liturgia distingue il Vangelo dalle altre letture e lo circonda di particolare onore e venerazione”. Perché “nella Messa non leggiamo il Vangelo per sapere come sono andate le cose, ma per prendere coscienza che ciò che Gesù ha fatto e detto una volta, Egli continua a compierlo e a dirlo adesso anche per noi. Scrive sant’Agostino che «la bocca di Cristo è il Vangelo. Lui regna in cielo, ma non cessa di parlare sulla terra». Se è vero che nella liturgia «Cristo annunzia ancora il Vangelo»,  ne consegue che, partecipando alla Messa, dobbiamo dargli una risposta”.

“Per far giungere il suo messaggio, Cristo si serve anche della parola del sacerdote che, dopo il Vangelo, tiene l’omelia. Raccomandata vivamente dal Concilio Vaticano II come parte della stessa liturgia, l’omelia non è un discorso di circostanza, né una conferenza o una lezione, ma «un riprendere quel dialogo che è già aperto tra il Signore e il suo popolo», affinché trovi compimento nella vita. L’esegesi autentica del Vangelo è la nostra vita santa! La parola del Signore termina la sua corsa facendosi carne in noi, traducendosi in opere, come è avvenuto in Maria e nei Santi. Ricordate quello che ho detto l’ultima volta, la Parola entra nelle orecchie, va al cuore e arriva nelle mani per compiere opere buone”.

“Chi tiene l’omelia deve compiere bene il suo ministero, offrendo un reale servizio a tutti coloro che partecipano alla Messa, ma anche quanti l’ascoltano devono fare la loro parte. Anzitutto prestando debita attenzione, assumendo cioè le giuste disposizioni interiori, senza pretese soggettive, sapendo che ogni predicatore ha pregi e limiti. Se a volte c’è motivo di annoiarsi per l’omelia lunga o non centrata o incomprensibile, altre volte è invece il pregiudizio a fare da ostacolo. E chi fa l’omelia deve  essere conscio che non sta facendo una cosa propria, sta predicando la parola di Gesù. E l’omelia deve essere preparata e dev’essere breve. E quante volte vediamo che all’omelia ci si distrae, si chiacchiera o si va fuori a fumare una sigaretta. L’omelia deve essere preparata bene con la preghiera e lo studio e dev’essere breve, non più di dieci minuti.  La responsabilità di chi tiene l’omelia si coniuga con la possibilità – a volte il dovere – di chi sta nei banchi di far presente, nei modi opportuni, le attese che la comunità sente. Non si tratta di accusare ma di aiutare, questo sì. Chi può aiutare i sacerdoti se non i fedeli che sono loro sinceramente vicini? Infine, voglio ricordare che la conoscenza della Bibbia favorisce molto la partecipazione alla liturgia della Parola. Chi non legge abitualmente il Vangelo fa più difficoltà ad ascoltare e comprendere le letture della Messa. Concludendo possiamo dire che nella Liturgia della Parola, attraverso il Vangelo e l’omelia, Dio dialoga con il suo popolo, il quale lo ascolta con attenzione e venerazione e, allo stesso tempo, lo riconosce presente e operante. Se, dunque, ci mettiamo in ascolto della “buona notizia”, da essa saremo convertiti e trasformati, pertanto capaci di cambiare noi stessi e il mondo”.

Al termine dell’udienza, papa Francesco ha ricordato che “domani, 8 febbraio, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, ricorre la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta. Il tema di quest’anno è ‘Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!’. Avendo poche possibilità di canali regolari, molti migranti decidono di avventurarsi per altre vie, dove spesso li attendono abusi di ogni genere, sfruttamento e riduzione in schiavitù. Le organizzazioni criminali, dedite alla tratta di persone, usano queste rotte migratorie per nascondere le proprie vittime tra i migranti e i profughi. Invito pertanto tutti, cittadini e istituzioni, a unire le forze per prevenire la tratta e garantire protezione e assistenza alle vittime. Preghiamo affinché il Signore converta il cuore dei trafficanti e dia la speranza di riacquistare la libertà a quanti soffrono per questa piaga vergognosa”.

“Dopodomani, venerdì 9 febbraio, si apriranno i XXIII Giochi Olimpici Invernali nella città di PyeongChang, in Corea del Sud, con la partecipazione di 92 Paesi. La tradizionale tregua olimpica quest’anno acquista speciale importanza: delegazioni delle due Coree sfileranno insieme sotto un’unica bandiera e competeranno come un’unica squadra. Questo fatto fa sperare in un mondo in cui i conflitti si risolvono pacificamente con il dialogo e nel rispetto reciproco, come anche lo sport insegna a fare”.

 

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