29 Marzo 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  •    - Arabia Saudita
  •    - Bahrain
  •    - Emirati Arabi Uniti
  •    - Giordania
  •    - Iran
  •    - Iraq
  •    - Israele
  •    - Kuwait
  •    - Libano
  •    - Oman
  •    - Palestina
  •    - Qatar
  •    - Siria
  •    - Turchia
  •    - Yemen
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 23/03/2016, 10.32

    IRAQ

    Pasqua di solidarietà: dai profughi di Mosul alle famiglie più povere



    Don Paolo Thabit Mekko, responsabile del campo “Occhi di Erbil”, racconta la Settimana Santa. Parte della comunità ha organizzato una raccolta fondi e denaro da devolvere a famiglie cristiane e musulmane più povere. Il desiderio di rivivere tradizioni e canti dei villaggi di origine, pregando di poter tornare un giorno nelle loro case. La comunità mantiene viva la speranza.

    Erbil (AsiaNews) - Una colletta organizzata da un gruppo di cristiani del centro, che ha deciso di “mettere da parte beni di prima necessità e denaro” da devolvere a famiglie cristiane (e musulmane) più povere e bisognose. E ancora: intere famiglie impegnate nella preparazione di "decorazioni e festoni per ornare e abbellire le chiese". È una Pasqua all’insegna della festa e della solidarietà quella dei profughi cristiani di Mosul e della piana di Ninive, oggi ospitati nei centri di accoglienza nel Kurdistan irakeno. Don Paolo Thabit Mekko, 40enne sacerdote caldeo di Mosul, è responsabile del campo profughi “Occhi di Erbil”, alla periferia della capitale. La struttura ospita 140 famiglie, circa 700 persone in tutto, con 46 mini-appartamenti e un’area in cui avviene la raccolta e la distribuzione di aiuti. A questo si aggiungono un asilo nido per i più piccoli, oltre che una scuola materna e una secondaria. 

    Nella Settimana Santa la comunità cristiana, vittima di persecuzioni e sofferenze, vuole ricordare a tutti che “c’è ancora vita, c’è ancora speranza” sottolinea don Paolo, il quale non rinuncia a “spronare i fedeli esortandoli a rimanere saldi nella fede. Il loro desiderio più profondo è tornare, un giorno, nelle loro case”. “Guai - aggiunge - a perdere il fervore, smarrire la voglia di festeggiare”. 

    Fra le varie iniziative organizzate quest’anno vi è una colletta che ha coinvolto alcune famiglie del centro: “Quanti hanno ricevuto aiuti - racconta il sacerdote - hanno messo da parte denaro e beni di prima necessità da devolvere a famiglie più povere. Non solo cristiane, ma anche musulmane”.  “Speriamo che questa Pasqua - afferma - sia davvero l’ultima in questa condizione di profughi. Noi ci auguriamo di poter tornare nelle nostre case, nei nostri villaggi, e che questa festa sia occasione per ricordare al mondo la nostra disgrazia, il nostro dolore, le nostre sofferenze”.

    I profughi cristiani di Mosul e della piana di Ninive si avvicinano alla Pasqua facendo “rivivere le tradizioni e i canti” della festa quando veniva celebrata nei villaggi, prima dell’arrivo delle milizie dello Stato islamico (SI). I fedeli cercano di “recuperare quanto hanno lasciato alle spalle”, nel tentativo di riscoprire “l’appartenenza al luogo d’origine”.

    “Rispetto al passato differenze ve ne sono” racconta don Paolo. “Cerimonie e liturgie avevano un carattere peculiare, secondo i costumi dei Padri. Il Venerdì Santo nel mio villaggio si intonava un canto locale” e la comunità partecipava con devozione. Oggi, invece, le famiglie della piana di Ninive sono disperse nei vari centri di accoglienza allestiti a Erbil e nel Kurdistan, altre sono fuggite all’estero in Giordania, Libano, altre ancora in Europa o nel Nord America.

    “Qui, oggi, vi è una grande mescolanza fra i profughi - spiega il sacerdote - che provengono da posti diversi e hanno tradizioni diverse. Non è più una festa del villaggio e anche se vivono ad Ankawa [il quartiere cristiano di Erbil] fanno fatica a restare in contatto fra loro. Anche qui si vive una realtà di diaspora”. Per questo don Paolo ha promosso attività comunitarie che mirano a recuperare le tradizioni dei villaggi nativi. “Con i fedeli di Karemles, dove ero parroco - racconta - per la Domenica delle Palme abbiamo organizzato una piccola processione qui al campo. Certo, non è stata una marcia imponente come ai tempi del villaggio, ma abbiamo comunque intonato i canti tradizionali. Una signora ha disegnato un quadro con la riproduzione della grande collina di santa Barbara, che domina il villaggio. Anche questi sono piccoli segni di appartenenza, il tentativo di mantenere un legame con la terra che hanno dovuto abbandonare”.

    Fra le altre iniziative in programma nei prossimi giorni un incontro fra le famiglie del centro di accoglienza per lo scambio di auguri e di doni; e ancora, la distribuzione delle uova di Pasqua da colorare e una celebrazione comunitaria nella piazza del campo. Certo, festeggiamenti diversi da quelli di un tempo, ricorda il sacerdote, quando “si organizzavano veri e propri giochi, si tenevano danze, canti e balli, si sfilava con una solenne processione per le vie del villaggio. Tuttavia, la situazione generale è triste, anche qui in Kurdistan vi sono difficoltà e per questo non ce la sentiamo di promuovere manifestazioni gigantesche”. 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    07/04/2016 10:24:00 IRAQ
    Pasqua fra i profughi di Mosul (fotogallery)


    31/10/2016 08:59:00 IRAQ
    Qaraqosh, la prima messa nella cattedrale devastata dallo Stato islamico

    L’arcivescovo siro-cattolico ha visitato la più importante città cristiana d’Iraq, da poco strappata ai jihadisti. Qaraqosh porta le “cicatrici” dei combattimenti. Necessario sminare i terreni disseminati di ordigni prima di far tornare la popolazione. Prioritario ricostruire le infrastrutture. Per gentile concessione del L’Orient-LeJour. 

     



    13/03/2017 11:42:00 IRAQ
    P. Samir Youssef: Quaresima, tempo speciale per sostenere i profughi di Mosul (FOTO)

    Generi alimentari, vestiti, denaro, cherosene per il riscaldamento sono solo alcune fra le molte necessità. L’offensiva contro lo Stato islamico delle ultime settimane ha generato una nuova ondata di profughi, e di bisogni. Il periodo in preparazione alla Pasqua occasione “per sentire il bisogno degli altri, e stare loro vicino”.



    28/10/2014 IRAQ - ITALIA
    Lettera dell'arcivescovo di Mosul: Grazie per gli aiuti, che sostengono le sofferenze dei rifugiati
    Le offerte di tutti i donatori della campagna "Adotta un cristiano di Mosul" sono usate per acquistare cibo, vestiti pesanti, coperte per i profughi e affittare case o roulotte per affrontare l'inverno e il freddo che sono giunti molto presto. Due donne hanno difeso la loro fede cristiana davanti ai miliziani islamisti che volevano convertirle, minacciandole di uccidere. Rifugiato fra i rifugiati, mons. Nona scopre un modo nuovo di essere pastore.

    08/05/2015 IRAQ
    Continua la campagna “Adotta un cristiano di Mosul” (Il Video)
    Già raccolti circa 1,2 milioni di euro. Urgente trovare case e container per i 130mila profughi cristiani fuggiti da Mosul sotto la minaccia dello Stato Islamico. Rispondere all’invito di papa Francesco: Non restare “inerti e muti” di fronte ai nostri fratelli e sorelle perseguitati.



    In evidenza

    VATICANO
    Il Papa ai giovani: Memoria del passato, coraggio nel presente, speranza per il futuro



    Diffuso oggi il Messaggio per la 32ma Giornata mondiale della gioventù sul tema “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”. Il modello di Maria nel suo incontro con Elisabetta. Rifiutare l’immobilità del “divano” dove starsene comodi e sicuri. Vivere l’esperienza della Chiesa non come una “flashmob” istantanea. Riscoprire il rapporto con gli anziani. Vivere il futuro in modo costruttivo non svalutando “le istituzioni del matrimonio, della vita consacrata, della missione sacerdotale”.


    AFGHANISTAN
    P. Moretti: Le Piccole sorelle di Gesù, per 60 anni “afghane fra gli afghani”



    Hanno vissuto 60 anni al servizio dei bisognosi. Sono rimaste a Kabul sotto l’occupazione sovietica, il controllo dei talebani e i bombardamenti Nato. Rispettate da tutti, anche dai talebani. Questo febbraio è finita la loro esperienza, secondo p. Moretti “una a cui guardare”.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®