23/08/2005, 00.00
Libano
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Patriarca greco-cattolico per il ritorno degli sfollati sul Monte Libano

di Youssef Hourany

Beirut (AsiaNews) – Il patriarca greco-cattolico Gregorio III Lahham ha chiesto a deputati cristiani e  musulmani di impegnarsi per il ritorno di tutti gli sfollati sul Monte Libano. Il patriarca, incontrandosi con Fuad el Saad e Faysal Sayegh ha insistito che occorre incoraggiare la gente a ritornare nei loro villaggi d'origine, ma ha anche insistito che è necessario preparare il loro ritorno con la costruzione di infrastrutture per acqua potabile, elettricità, telecomunicazioni, ospedali, dispensari, scuole.

In vari periodi della guerra libanese (1975-1990), a fasi alterne sono scoppiate delle guerre zonali che hanno costretto la popolazione – di solito quella cristiana – alla fuga. Varie ondate di decine di migliaia di profughi sono giunte nel Kesruan (la zona ad alta densità maronita) in provenienza dallo Chouf, dall'Aley, da Baabda, dalla Bekaa lasciandosi dietro i loro villaggi distrutti dalle milizie palestinesi, sunnite, druse.

Secondo la World Bank, nel 1995 vi erano in Libano circa 800 mila sfollati. Vari osservatori affermano che le diverse "guerre" avevano lo scopo di spezzare la convivenza interconfessionale e trasformare le aree in ghetti monoreligiosi e monoculturali. A 15 anni dalla fine della guerra, però solo un piccolo gruppo di profughi è ritornato ai loro villaggi.

In una conferenza stampa tenuta alcuni giorni fa, la dott.ssa Mona Hammam, del Programma dell'Onu per lo sviluppo del Libano, ha presentato le tappe seguite finora per il ritorno degli sfollati sulla montagna libanese dal 1994 ad oggi. Ella ha detto che il programma è ormai passato dagli aiuti d'emergenza ai progetti dello sviluppo, che comprendono la costruzione di scuole, dispensari, club giovanili, progetti agricoli e di allevamento del bestiame. Il programma riguarda 156 gruppi familiari.

L'opinione pubblica internazionale è stata spesso solo sensibile alla situazione dei profughi palestinesi in Libano, senza curarsi dei rifugiati interni al paese.
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