25/02/2020, 11.50
UCRAINA-CINA
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Paure e proteste contro gli evacuati del virus. L’appello della Chiesa di Epifanyj

di Vladimir Rozanskij

Nella regione di Poltava, la popolazione si rifiuta di accogliere i 73 evacuati dalla Cina. Fra essi vi sono 45 ucraini; gli altri sono cittadini di Norvegia, Israele, Bielorussia, Spagna, Montenegro, Kazakistan, Argentina, Costa Rica, Ecuador, Repubblica Domenicana, Panama e altri Stati. Blocco delle strade e lanci di pietre contro gli autobus che li trasportavano. “La paura della malattia non offuschi la nostra mente e la nostra umanità”.

Mosca (AsiaNews) – “La paura della malattia non offuschi la nostra mente e la nostra coscienza, la nostra stessa umanità”. Così la Chiesa ortodossa ucraina, guidata dal metropolita Epifanyj di Kiev, ha risposto alle proteste e al lancio di sassi contro sette autobus con cittadini ucraini e di altra nazionalità, evacuati dalla Cina a causa del coronavirus. Nei giorni scorsi essi sono stati trasferiti sul territorio del sanatorio della Guardia Nazionale dell’Ucraina, nella regione di Poltava. Qui essi stanno trascorrendo i canonici 14 giorni di quarantena, insieme al personale medico al loro seguito. Al loro passaggio nel vicino paese di Novye Sandzhary la popolazione è scesa in piazza per protestare, lanciando pietre contro gli autobus e rompendo i finestrini di alcuni di essi.

Il corrispondente dell’agenzia Nastojashee Vremja informa che la sera del 20 febbraio, la polizia ha sgombrato le strade dai manifestanti e ha fatto almeno 4 arresti tra di essi. In città è giunto il primo ministro dell’Ucraina, Aleksej Goncharuk, che ha dichiarato lo stato d’emergenza nella regione. I manifestanti hanno fatto presente che il centro medico locale non è attrezzato per un isolamento totale delle persone, e per questo hanno cercato di bloccare le principali strade d’accesso della zona, provocando ripetuti scontri con la polizia.

Il capo dell’amministrazione regionale di Poltava, Oleg Sinegubov, è giunto a sua volta per parlare con i cittadini e i funzionari locali, facendo appello alla moderazione con un messaggio via Facebook: “Chiunque poteva trovarsi nelle condizioni di queste persone, che stanno tornando a casa. Sono figli, genitori, parenti di qualcuno, e sono stati controllati da medici cinesi e ucraini: nessuno di loro ha manifestato sintomi di grave infezione respiratoria”.

La notizia del trasferimento da Wuhan era stata diffusa il 19 febbraio. Nel centro della Guardia Nazionale sono stati sistemati 73 pazienti, di cui 45 ucraini, gli altri sono cittadini di Norvegia, Israele, Bielorussia, Spagna, Montenegro, Kazakistan, Argentina, Costa Rica, Ecuador, Repubblica Domenicana, Panama e altri Stati.

I deputati del Consiglio provinciale di Poltava hanno chiesto al presidente Volodymyr Zelenskyj di non lasciare queste persone nell’ospedale locale. Anch’essi sostengono che la struttura non garantisce la cura di pazienti con malattie infettive di quel tipo. Secondo la loro dichiarazione “noi comprendiamo che ci debba essere un centro dedicato ai malati di coronavirus, e a coloro che sono entrati in contatto con gli infetti, ma tale centro non esiste nella nostra regione”.

In precedenza, il ministero degli Interni aveva comunicato che quattro edifici del centro di Poltava erano stati predisposti per la quarantena degli evacuati, con un doppio cordone sanitario per “difesa, custodia e disinfezione”. Intorno al centro è stata dispiegata un’ingente forza di polizia e di Guardia Nazionale, pattuglie a piedi e in automobile, oltre a un sistema di video-sorveglianza. Il presidente Zelenskyj ha promesso che nelle prossime due settimane il sanatorio di Novye Sandzhary “sarà l’obiettivo più controllato del Paese” e che “è stato fatto tutto il possibile e l’impossibile” per impedire la diffusione del coronavirus in Ucraina. Come già in Russia, in Ucraina è stato sospeso l’ingresso di qualunque persona proveniente dalla Cina; il rientro è possibile solo con voli charter appositamente predisposti.

La Chiesa ortodossa ucraina ha invitato tutti a “mostrare compassione” per i propri concittadini evacuati dalla Cina, pubblicando un apposito appello su Facebook. La Chiesa del metropolita Epifanyj (Dumenko) “osserva con dispiacere il diffondersi di atteggiamenti aggressivi legati al ritorno in patria di alcuni nostri fratelli ucraini… Il timore e l’isolamento spingono all’incapacità di accoglienza reciproca. La Chiesa non può rispondere per la parte medica della questione, che rimane di competenza degli specialisti e viene regolata dallo Stato. Ma noi siamo tenuti a evidenziare il significato morale di questa sfida alla nostra vita comune, a cui la nostra società deve dare una risposta adeguata”. Il testo si conclude ricordando che “L’appello alla compassione e alla carità verso il prossimo è il fondamento della legge divina: facciamo in modo che la paura della malattia non offuschi la nostra mente e la nostra coscienza, la nostra stessa umanità”.

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