30/03/2015, 00.00
CINA – HONG KONG
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Pechino “difende” la Basic Law di Hong Kong ma avverte: Potrebbe fallire

​Secondo un alto funzionario cinese, la formula “una nazione, due sistemi” potrebbe rivelarsi un errore. Per la democrazia nell’ex colonia britannica “non c’è bisogno di garanzie da parte della Cina”. Gli abitanti del Territorio “hanno violato le regole, e questo non porta sviluppo ma divisione sociale”.

Hong Kong (AsiaNews) – Ogni formula politica innovativa può fallire, anche se il principio “una nazione, due sistemi” applicato ad Hong Kong “si rivelerà un successo”. Tuttavia “è importante lasciare che siano i fatti a parlare, preparandosi a ogni eventualità”. Lo ha detto, per la prima volta in assoluto, il vice presidente della Commissione Affari legislativi dell’Assemblea nazionale del Popolo Zhang Rongshun. L’alto funzionario ha partecipato a un simposio a Pechino per i 25 anni della promulgazione della Basic Law, la “mini-Costituzione” dell’ex colonia britannica.

Zhang ha ricordato ai presenti quello che diceva il defunto leader supremo Deng Xiaoping, architetto della soluzione – condivisa con i britannici – per il ritorno dell’isola alla madrepatria: “A chi gli chiedeva se la formula avrebbe avuto successo, Deng rispondeva: aspettiamo che siano i fatti a darci la risposta”. Al di là dei sofismi politici, una fonte spiega al South China Morning Post che la posizione di Zhang “dimostra che Pechino è del tutto preparata al possibile fallimento del compromesso”.

Il nodo centrale della questione è la riforma politica prevista dalla Basic Law, secondo la quale entro il 2017 la Cina dovrà garantire elezioni democratiche al Territorio. La posizione contraria di Pechino a questa evoluzione ha scatenato nel 2014 le proteste definite “Occupy Central with Peace and Love”, una serie di manifestazioni pacifiche per chiedere il rispetto degli accordi, sostenute da centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani.

Secondo Zhao Bo, vice direttore dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao del Consiglio di Stato cinese, “alcuni abitanti di Hong Kong si sono dimenticati o hanno violato lo stato di diritto, con azioni violente e illegali. Ma il tempo ha dimostrato che queste violazioni alla Basic Law non risolvono i problemi, anzi aumentano le divisioni sociali”.

Lo stesso Zhang ha poi sottolineato la natura “irrazionale” delle proteste: “Non c’è alcun bisogno che Pechino dia ulteriori garanzie. La piena democrazia in Hong Kong è prevista dalla Basic Law, e questa sarà rispettata dal governo cinese”. In realtà, nell’agosto 2014 la massima autorità legislativa cinese - il Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del Popolo - ha deciso che i votanti di Hong Kong avranno la possibilità di scegliere solo da una lista di due o tre candidati prescelti da una Commissione incaricata di nominare "le persone adatte al ruolo".

La formazione di questa Commissione è da stabilirsi, ma di certo essa "deve essere in accordo" con quella elettorale già esistente e di fatto nelle mani di Pechino. Ogni candidato intenzionato a correre per il ruolo di capo dell'esecutivo dovrà ottenere almeno il  50% dei voti della Commissione per essere inserito in lista. Secondo gli attivisti democratici, la Cina userà la Commissione per scremare i candidati non graditi. 

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