14/03/2006, 00.00
Tibet – Cina – Stati Uniti
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Pechino "dovrebbe accettare la visita del Dalai Lama, utile per tutti"

Un inviato del leader spirituale in esilio chiede ai vertici cinesi di considerare la sua richiesta: "Avrebbe un effetto calmante per tutta la regione".

Washington (AsiaNews/Agenzie) – Pechino "dovrebbe approvare la richiesta del Dalai Lama di visitare la Cina" perché questa decisione "potrebbe calmare la tensione nel territorio himalayano". Lo ha detto il 13 marzo Tashi Wangdi, rappresentante presso le Americhe del leader tibetano in esilio, durante un'audizione del Congresso degli Stati Uniti.

"La proposta della visita – ha spiegato Wangdi alla Commissione esecutiva del Congresso per la Cina – è vincente per entrambi le parti. I leader cinesi non devono temere i risultati del viaggio perché il Dalai Lama non farebbe altro che portare con sé una comprensione migliore, armonia ed amicizia". "La visita – ha sottolineato – avrebbe un effetto calmante per la situazione attuale del Tibet. Non abbiamo alcun dubbio inoltre che il mondo intero sarebbe pronto ad applaudire una decisione del genere".

Il leader spirituale tibetano in esilio in India aveva dichiarato il 10 marzo di voler visitare la Cina. "Ho espresso il desiderio di poter fare un viaggio in Cina – ha scritto in un messaggio – perché è un paese di antiche tradizioni buddiste, dove si trovano importanti luoghi sacri, meta di pellegrinaggio, che avrei piacere di visitare". "Inoltre – aveva aggiunto - vorrei poter vedere con i miei occhi i cambiamenti e gli sviluppi della Repubblica popolare cinese".

Il Dalai Lama è assente dalla Cina da quando nel 1959 è fuggito dal Tibet, a seguito di un fallito tentativo di rivolta contro l'esercito cinese che aveva invaso il Tibet. Dopo la fuga, si è stabilito a Dharamsala, nel nord dell'India, dove hanno sede il governo e il parlamento della regione himalayana in esilio.

Sul tema dell'indipendenza tibetana, il Dalai Lama si è limitato a chiedere 'grande autonomia' per la regione. "Non ho che una richiesta – ha concluso – ovvero l'autonomia autentica per tutti i tibetani. Tale richiesta non e' in contrasto con le clausole della Costituzione cinese e perciò sarebbe attuabile; esprime inoltre la volontà di tutti i tibetani, sia di coloro che vivono in Tibet che di quelli che risiedono fuori. E'dunque legittima, giusta e ragionevole".

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