29/05/2017, 09.01
CINA - STATI UNITI
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Pechino vara un sistema di monitoraggio sottomarino per la “scienza e sicurezza” del mare Cinese

Un progetto da quasi 300 milioni di dollari che interesserà le acque del mar Cinese meridionale e orientale. Per la Cina esso favorirà “ricerche scientifiche avanzate” e coadiuverà gli esperti nella “prevenzione dei disastri” naturali. Per gli esperti rappresenta un sistema di controllo che provocherà ulteriori allarmi fra i governi dell’area. Alta tensione fra Pechino e Washington sui mari. 

 

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Gli esperti cinesi stanno studiando la realizzazione di un sistema di monitoraggio sottomarino “per la scienza e la sicurezza nazionale”, che verrà dislocato nelle acque del mar Cinese orientale e meridionale oggetto da tempo di annose controversie territoriali. Un complesso ad alta tecnologia, che favorirà “ricerche scientifiche avanzate” e coadiuverà gli esperti nella “prevenzione dei disastri” naturali nella regione. 

Il sistema di osservazione dei fondali avrà un valore complessivo di 2 miliardi di yuan (circa 290 milioni di dollari); esso fornirà informazioni in tempo reale circa le condizioni dell’ambiente e le attività dei fondali, aumentando ancor più la presenza e le attività - militari e non - di Pechino nei mari dell’Asia-Pacifico. 

Il progetto ha ricevuto di recente l’approvazione del piano, la cui realizzazione durerà almeno cinque anni per la piena operatività. Nel contesto dell’opera verrà realizzata una banca dati a Shanghai, per monitorare e memorizzare le informazioni chimiche, biologiche e geologiche raccolte dai sistemi dislocati sotto i mari. 

Fonti cinesi affermano che il progetto non contribuirà solo alla ricerca scientifica e alla prevenzione dei disastri, ma sarà essenziale anche in chiave di sicurezza nazionale. Analisti ed esperti di politica internazionale affermano che la decisione di Pechino è destinata a creare ulteriore allarme fra le nazioni dell’area, già ai ferri corti per la presenza militare e civile su atolli contesi. 

Pechino rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende le Spratly e le Paracel, isole contese da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori) nel mar Cinese meridionale e le Senkaku (per il Giappone, Diaoyu in Cina), nel mar Cinese orientale. Il governo cinese ha avviato la costruzione di una serie di isole artificiali, con impianti militari e fari per la navigazione.

Stime recenti riferiscono che il valore commerciale dei prodotti in transito ogni anno nell’area si aggira attorno ai 5mila miliardi di dollari. A sostenere i Paesi del Sud-Est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che hanno giudicato “illegale” e “irrazionale” la cosiddetta “lingua di bue” usata da Pechino per marcare il territorio, fino a comprenderne quasi l'80% dei 3,5 milioni di kmq.

Intanto resta alta la tensione con Washington, che la scorsa settimana ha accusato la Cina di “intercettazione pericolosa” dopo che una nave da guerra statunitense era entrata nelle acque contese del mar Cinese meridionale. Pronta la replica di Pechino, che parla di violazione territoriale da parte degli americani. Nel fine settimana il ministero cinese della Difesa ha accusato le forze armate Usa di rappresentare un pericolo per i mari della regione. 

Nell’ultimo periodo lo scontro fra Washington e Pechino aveva subito un temporaneo raffreddamento, nel tentativo di trovare una soluzione comune alla minaccia nord-coreana. Tuttavia, le tensioni sono presto riaffiorate confermando che, nel lungo periodo, la mancanza di una soluzione condivisa e duratura potrebbe portare ad un conflitto a tutto campo. 

“Di recente - afferma Pechino - gli Stati Uniti hanno inviato pattuglie militari e navi da guerra nello spazio marittimo e aereo cinese, violandone la sovranità territoriale e ponendo una grave minaccia alla vita delle persone”. Sono gli Stati Uniti, aggiunge la nota, i responsabili degli incidenti. 

Li Jie, esperto militare con base a Pechino, sottolinea che i rapporti fra Cina e Stati Uniti sono migliorati, soprattutto per lo sforzo comune in chiave anti-coreana. Tuttavia, nel profondo i legami fra le due superpotenze restano tesi e ora che la politica internazionale ha raggiunto un accordo su nuove sanzioni a Pyongyang, i contrasti sono riaffiorati in tutta la loro forza.

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