09/03/2017, 11.46
CINA

Pechino: il sobrio (e non accurato) bilancio delle spese militari nasconde le spese per la sicurezza interna

Wang Zhicheng

Per controllare solo la metà di tutti i portatori di petizioni, occorre spendere almeno 146 miliardi di dollari Usa, pari al bilancio della difesa. Allo studio un sistema che controlla le targhe delle auto. La “stabilità” è il cruccio della leadership. Nelle spese per l’esercito non si contano le spese “a doppio uso”, anche civile. Ma Pechino fa passare come “uso civile” molte spese militari nelle isole contese del Mar Cinese meridionale.

Pechino (AsiaNews) – L’annunciato incremento del 7% nelle spese militari in Cina per il 2017 ha stupito molti osservatori. Secondo la Xinhua, per il più grande esercito del mondo vi sarà una spesa di “soli” 1044 miliardi di yuan [circa 143 miliardi di euro]. Il problema è che né il premier Li Keqiang, né il ministro delle finanze hanno detto una parola sulle spese per la sicurezza interna, che più o meno si aggirano sulle stesse cifre dell’esercito.

La notizia sull’incremento del 7% di quest’anno è stata diffusa il giorno dopo l’annuncio da parte di Washington di un incremento del 10% nelle spese militari Usa. Tale incremento -  il più basso dal 2000 in poi – vuole dare l’impressione che la Cina voglia correggere l’immagine di lei nel mondo, come un Paese agguerrito e pronto a lottare nelle tensioni che essa ha con i Paesi della regione: Giappone, Corea, Vietnam, Filippine, India, ecc.

Il sospetto di diversi studiosi è che lo stesso bilancio dell’esercito non sia accurato. Il prof. Rajeev Ranjan Chaturvedy, dell’Istituto studi dell’Asia del Sud all’università nazionale di Singapore, afferma che molto spesso, gli investimenti nel campo militare hanno un uso anche civile e per questo essi non vengono contati nel bilancio globale dell’esercito.

“Molte spese ed investimenti hanno una doppia funzione e servono per scopi militari e strategici, ma non sono inclusi normalmente come parte del bilancio della difesa”. Un esempio sono tutti gli investimenti militari che la Cina sta compiendo sulle isole contese del Mar Cinese meridionale, che vengono giustificate come un “aiuto alla navigazione sicura” delle merci. Si tratta di impianti radar, basi militari, piste di atterraggio che hanno un chiaro scopo difensivo.

Due giorni fa il ministro delle finanze Xiao Jie ha dichiarato che non vi è nessun problema di trasparenza nel bilancio dell’esercito. Parlando alla conferenza stampa al margine dell’Assemblea nazional del popolo (Anp), egli si è difeso dal fatto di non aver citato cifre precise perché “non c’era bisogno di ripeterle nel rapporto sul bilancio”, anche se presenti nelle bozze.

Ma la non chiarezza è dovuta anche a un altro fatto: nessuno ha citato le spese per la sicurezza interna, vero chiodo problematico della leadership.

L’ultima volta che tale cifra è stata citata è stato nel 2013, quando le spese per l’interno hanno superato quelle per la difesa militare. La cifra era pari a 130 miliardi di dollari Usa.

La spese per la sicurezza interna – definite “sistema di mantenimento della stabilità” – servono per fermare le proteste di massa, i gruppi per le petizioni e altre forme di dissenso pacifico.

Un calcolo approssimativo su tali spese è ipotizzato da Radio Free Asia. Essa cita il governo della contea di Duolun (Mongolia interna) che per sorvegliare 24 ore al giorno una singola portatrice di petizioni, Wang Fengyun, ha speso un po’ meno di 50mila dollari Usa. Nelle spese sono comprese gli straordinari per la vigilanza notturna, l’aggiunta di personale, il cibo per tutti i poliziotti implicati.

Wang ha compiuto almeno nove viaggi a Pechino per chiedere giustizia su un caso di requisizione di terre da parte del governo locale. Essa è un tipico obiettivo del “mantenimento della stabilità”. Secondo cifre ufficiali, vi sono almeno 6 milioni di persone come la Wang. Ciò significa che per controllare solo il 50% di esse, il governo dovrebbe spendere 146 miliardi di dollari Usa, pari al bilancio 2017 delle spese militari.

All’Anp, Li Keqiang ha spesso citato la “stabilità” come un problema per la Cina date le varie tensioni sociali da cui è scosso il Paese. Li ha citato una “situazione complicata” e “un incremento dei fattori che influiscono sulla stabilità sociale”.

Con ogni probabilità le spese per la sicurezza cresceranno ancora di più. Li ha detto di voler attuare un Sistema di pubblica sicurezza che “previene e controlla” la situazione. Nel progetto è compreso un sistema di crediti, di punteggi, che vengono dati ai cittadini se il loro comportamento è giudicato positivo dal governo.

Vi sono addirittura targhe automobilistiche “smart” che rimangono sotto controllo. Il sistema è capace di bloccare l’erogazione di carburante per le targhe non registrate. Un sistema simile è già all’opera nello Xinjiang.

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