29/04/2020, 08.59
CINA
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Pechino: l’Assemblea nazionale del popolo si riunirà il 22 maggio

Prevista per i primi di marzo, era stata rinviata per l’emergenza Covid-19. Il regime vuole rafforzare l’idea che la crisi è ormai rientrata. Emergono spaccature sull’operato di Xi Jinping. Un delegato della Conferenza consultiva chiede al governo un piano globale per combattere il coronavirus.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L’Assemblea nazionale del popolo (Anp) si riunirà il 22 maggio. Era prevista per i primi di marzo, ma per la prima volta in 20 anni è stata rinviata a causa della pandemia di coronavirus. La decisione è stata annunciata ieri dal Comitato permanente dell’Anp, che non ha specificato se i lavori dureranno due settimane come negli anni scorsi.

Tremila parlamentari si ritroveranno a Pechino, nella Grande sala del popolo in piazza Tiananmen. Essi dovrebbero discutere problemi, politiche e leggi da attuare per la società: in realtà avallano tutto ciò che il Comitato permanente del Partito comunista ha già deciso.

Insieme alla Anp si riunisce di solito anche la Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc). I suoi 2mila delegati (tra cui anche quelli religiosi) rappresentano la società civile e dovrebbero offrire consigli all’Assemblea nazionale e al Partito su come migliorare le politiche nazionali. Nei fatti è uno strumento per sottomettere la popolazione alle decisioni della leadership.

Secondo molti osservatori, con l’annuncio della convocazione il regime intende rafforzare l’idea che l’emergenza coronavirus è ormai rientrata. Per il presidente dell’Anp, Li Zhanshu, la sessione punta a “unire i pensieri” dei delegati sulla situazione generale del Paese. L’affermazione denota una possibile spaccatura all’interno del regime sul modo in cui il presidente (e segretario del Pcc) Xi Jinping ha affrontato la crisi pandemica.

Jia Qingguo, un membro del Comitato permanente della Cpcpc, chiede al governo di lanciare un piano globale di aiuti per combattere il Covid-19. Pechino è accusata da molti Paesi, soprattutto in Occidente, di usare donazioni e vendite preferenziali di materiale sanitario per accrescere il suo prestigio internazionale. Secondo Jia, un programma coordinato di interventi aiuterebbe a far cadere queste accuse.

Presumibilmente, la doppia sessione (le cosiddette “lianghui”) si dovrà tenere sotto uno stretto controllo sanitario. A Pechino sono ancora in vigore rigide misure di prevenzione; i visitatori sono sottoposti a test diagnostici e a due settimane di quarantena. A oggi nel Paese si contano 84369 contagiati e 4643 decessi.

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