24/11/2017, 10.46
MYANMAR-VATICANO
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Pellegrini Kachin: ‘Tre giorni e due notti di viaggio per vedere il papa’

di Paolo Fossati

Sono circa 200 e provengono dal remoto nord del Paese. Con loro la gioia, le preghiere e la sofferenza del dell’etnia a maggioranza cristiana. Molti di loro impossibilitati a vedere il pontefice perché rinchiusi nei campi profughi. Hanno trovato ospitalità presso la parrocchia di San Francesco d’Assisi. Nei prossimi giorni, i parrocchiani accoglieranno circa 1.300 cattolici. Dal nostro inviato.

Yangon (AsiaNews) – Tre giorni e due notti, su treni e ferrovie risalenti al periodo coloniale. È il duro viaggio compiuto dai circa 200 pellegrini che stamane hanno raggiunto la parrocchia di San Francesco d’Assisi di Yangon. Sono quasi tutti Kachin, etnia a maggioranza cristiana, e provengono dal remoto nord del Paese, devastato dall’annoso conflitto che contrappone l’esercito etnico alle forze governative birmane. Anche se in questi giorni gli scontri si sono inaspriti, i pellegrini non hanno voluto rinunciare alla possibilità di incontrare papa Francesco, che il prossimo 27 novembre darà inizio al suo storico viaggio apostolico in Myanmar. Essi provengono in gran parte da Myitkyina, capitale dello Stato di Kachin, ma numerosi sono i fedeli originari di Hpakan, Putao e Bhamo.

“Siamo stanchi, ma saremo ricompensati dalla vista del Santo Padre”, dichiarano alcune donne (foto 2). “Vedere il papa è per noi come vedere il volto di Gesù. È una grazia, una benedizione. Ora potremo morire felici e serene”, affermano. Insieme a tutti gli altri pellegrini, esse portano con loro le preghiere e la sofferenza di tutti i Kachin che per ragioni economiche e di sicurezza non potranno partecipare alla solenne messa del 29 novembre al Kyaikkasan Ground di Yangon, evento principale della visita del papa in Myanmar. “I nostri fratelli Idp [Internal displaced people, gli sfollati del conflitto, ndr] non possono muoversi dai campi profughi in cui vivono. Per questo speriamo che la visita del Papa possa contribuire alla pace ed alla stabilità nello Stato di Kachin. Confidiamo in un cambiamento della situazione”. Nonostante le difficoltà affrontate per raggiungere Yangon, la gioia dei pellegrini è tangibile. Petru Longgam, 83 anni, riesce a stento a contenere la sua felicità: “Noi Kachin siamo così, ci piace parlare, siamo espansivi. Per la prima volta da quando ci siamo convertiti, potremo vedere un papa. È incredibile!”.

Il numeroso gruppo è solo il primo che verrà accolto nel complesso parrocchiale di San Francesco d’Assisi. Domani sono attesi altri 500 pellegrini, e dopodomani ulteriori 700. La parrocchia, come tutte le chiese di Yangon, collabora con la Conferenza episcopale (Cbcm) per assistere tutti i pellegrini che in questi giorni si riverseranno in città da ogni parte della nazione. Ogni parrocchiano vuole dare il proprio contributo e sono diversi i volontari che si prendono cura degli ospiti. Vi è chi prepara loro da mangiare, chi è addetto alla lavanderia e chi provvede alla registrazione dei nuovi arrivati (foto). Il viaggio apostolico di papa Francesco rappresenta la terza occasione per tutte le comunità cattoliche birmane di incontrarsi e scambiare la propria esperienza di fede. La prima è stata nel 2012, per il 100mo anniversario della cattedrale di St. Mary. Nel 2014, i cattolici hanno celebrato i 500 anni della Chiesa birmana.

P. Jacob (foto 3), parroco della chiesa di San Francesco d’Assisi da più di otto anni, commenta così questi momenti: “La visita del Santo Padre è un miracolo. Tutti sono felici di aiutare, è una festa formidabile. Questo evento incoraggia la fede e l’amore. La nostra parrocchia ha circa 1.300 fedeli e ospiterà altrettanti pellegrini. Tutti sono felici di accoglierli, anche i musulmani ed i buddisti che vivono qui. Questo è segno che il viaggio del pontefice può essere anche un momento di dialogo e può contribuire al processo di riconciliazione nazionale. La fede cattolica unisce, non divide. Io ne sono un esempio: sono di etnia Kharen, ho papà buddista e mamma cattolica”, conclude il sacerdote.

Non distante dalla parrocchia, ha sede il Kyaikkasan Ground, dove squadre di operai lavorano giorno e notte per ultimare le decorazioni del palco dove papa Francesco celebrerà la funzione. Esso è stato realizzato secondo la tradizione birmana per gli edifici religiosi, riscontrabile in tanti templi buddisti., Sul frontone spicca un cristogramma d’oro (foto 4).

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