25/01/2016, 11.24
TIBET – CINA
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Per essere approvato dal Partito, un lama “non deve neanche essere buddista”

Una manifestazione organizzata da “Studenti per il Tibet libero” prende in giro la “lista ufficiale” dei religiosi presentata dal governo cinese. Indossando maschere con la faccia di Xi Jinping hanno manifestato contro le ingerenze del Partito comunista nella tradizione tibetana. Basta essere contrari al Dalai Lama e vicini al governo, dicono, per ottenere il riconoscimento. Pechino “non ha alcun diritto di ingerire negli affari religiosi”.

Dharamsala (AsiaNews) – Se vuoi entrare nella lista ufficiale dei “lama reincarnati” preparata dal governo cinese “basta essere contrari al Dalai Lama e vicini al Partito comunista. Non serve neanche essere buddista! Unisciti anche tu!”. Sono i “parametri” e lo slogan scelti dal gruppo “Studenti per il Tibet libero” per prendere in giro la decisione di Pechino di schedare e dare la patente di ufficialità ai monaci buddisti tibetani che arrivano al rango di “buddha viventi”.

I ragazzi, indossando delle maschere con la faccia di Xi Jinping (v. foto), hanno montato un panchetto nei pressi di un monastero buddista di Dharamsala. Qui hanno sede il governo tibetano in esilio e il Dalai Lama, che ha trovato rifugio in India sin dalla sua fuga dal Tibet occupato dai maoisti (1959). Nel corso della protesta, hanno cercato di “reclutare” alcuni monaci che andavano al tempio.

Sulla carta il progetto cinese nasce per tutelare i fedeli. I “buddha viventi” sono chiamati anche “tulku”: si tratta di religiosi che hanno scelto la vita monastica e vengono nel tempo onorati dagli abati dei vari templi buddisti con il titolo di “rinpoche” (“prezioso”). Per “mettere ordine” e impedire le truffe, il governo ha creato un database ufficiale che di fatto pretende di sostituire gli organismi religiosi nel riconoscere lo status di un religioso.

Il Partito comunista cinese – dice un tibetano al quotidiano Phayul – “è un organismo ateo che governa un Paese ufficialmente ateo. Quindi non ha alcuna autorità nell’imporre leggi che interferiscono con il credo religioso. D’altra parte hanno riconosciuto il falso Panchen Lama, quello nominato da loro e non dal Dalai Lama, e questo dimostra che la lista è nulla e invalida. Nessun tibetano l’accetterà”.

Dorjee Tseten, direttore per l’Asia degli “Studenti”, conclude: “Il governo cinese può anche dire che si tratta di una mossa contro le truffe, ma noi vediamo la lista per quello che è: un passo motivato dalla politica per arrivare a intervenire nella selezione della reincarnazione del prossimo Dalai Lama. Niente di nuovo da Pechino: una enorme violazione della libertà religiosa e un’interferenza pervasiva nel buddhismo tibetano”. 

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