07/10/2020, 11.36
CINA
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Pew Research Center: nel mondo l’ostilità verso la Cina e Xi Jinping è ai massimi

La nazione più sfavorevole al regime cinese è il Giappone. Negli Usa il tasso di disapprovazione è al 73%, come nei maggiori Stati europei; in Italia è al 62%. Il calo dei consensi è seguito alle critiche per la gestione della pandemia. Sfiducia verso Xi superiore in media al 70%. Riconosciuta la potenza economica di Pechino. Il nazionalismo estremo non aiuta a migliorare l’immagine del gigante asiatico.

Washington (AsiaNews) – La visione negativa della Cina e di Xi Jinping è ai massimi nel mondo. È quanto emerge da un’indagine del Pew Research Center (Prc) pubblicata ieri. La ricerca è stata effettuata su un campione di oltre 14mila individui, appartenenti a 14 Stati: la maggioranza ha un’opinione sfavorevole di Pechino; negli Usa, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Spagna, Australia e Corea del Sud la cattiva percezione del gigante asiatico ha raggiunto il livello più alto da 10 anni a questa parte.

La nazione più ostile al regime cinese è il Giappone, con un tasso dell’86%, seguito da Svezia (85%), Australia (81%) e Regno Unito (74%). Negli Stati Uniti del presidente Trump, impegnati in un scontro a tutto campo con la Cina, l’idea negativa della Cina è al 73%. È in media lo stesso livello riscontrato nei maggiori Paesi europei, tranne l’Italia, dove l’ostilità a Pechino si ferma al 62%, in crescita di un solo punto rispetto a un anno fa (in Germania è stato del 25%).

Secondo i dati raccolti dal Prc, l’opposizione alla Cina è cresciuta di pari passo con le critiche per la sua gestione della pandemia da coronavirus. Considerati tutti i Paesi studiati, una media del 61% pensa che le autorità cinesi abbiano gestito male l’emergenza Covid-19. Peggio in tal senso hanno fatto solo gli Stati Uniti: per l’84% degli intervistati Usa, l’amministrazione Trump ha fallito nella lotta al virus.

È ai livelli massimi anche la sfiducia nei confronti di Xi, criticato per i ritardi nell’ammettere l’esistenza di una crisi sanitaria a Wuhan (Hubei) tra fine dicembre e inizio gennaio. In tutti i Paesi monitorati, il tasso di disapprovazione di Xi supera il 70%, con punte dell’84% in Giappone. Nell’ultimo anno, la visione negativa del presidente cinese è aumentata in modo più marcato negli Usa (+27%), Australia (+25%) e Italia (+21%). Rispetto agli altri statisti di livello mondiale, il leader di Pechino raccoglie più consensi di Trump, ma meno di Angela Merkel, Emmanuel Macron e Boris Johnson.

Pechino riscuote maggiore successo sul versante economico. A parte Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, nel resto dei Paesi studiati la Cina è vista come la principale potenza economica mondiale. Il dato più favorevole (51%) è quello europeo. Per gli analisti, l’aspetto interessante è che il riconoscimento della potenza economica cinese – un cambio epocale rispetto al dominio degli Usa – non cancella la generale percezione negativa nei confronti del regime di Xi.

Diversi osservatori, tra cui anche l’ex ambasciatore cinese Yuan Nansheng, fanno notare che il nazionalismo “estremo” e l’approccio muscolare dei “wolf warrior” – la nuova generazione di inviati diplomatici – non aiutano a migliorare l’immagine della Cina.

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