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» 23/11/2009
SRI LANKA
Piccoli pescatori dello Sri Lanka: il governo calpesta i nostri diritti e l'ambiente
di Melani Manel Perera
Nella Giornata mondiale della pesca il National Fisheries Solidarity Movement accusa il sistema che protegge le grandi società ittiche e danneggia i piccoli pescatori e la fauna marina. Appello al presidente Rajapaksa.

Tangalle (AsiaNews) - Oltre 1200 pescatori artigianali dello Sri Lanka si sono raccolti nella Town Hall di Tangalle per chiedere il rispetto dei loro diritti e la fine della diffusa illegalità che minaccia il mercato ittico nel Paese.
 
Il raduno, promosso dalla National Fisheries Solidarity Movement (Nafso), sé è svolto il 21 novembre, in occasione della Giornata mondiale della pesca (foto). Gli organizzatori hanno scelto per tema: “Verso una pesca sostenibile nello Sri Lanka, assicurando le vittorie del popolo e proteggendo il ruolo della legge”. Il luogo dell’incontro, situato davanti all’abitazione del presidente Mahinda Rajapaksa a Tangalle, era un chiaro riferimento al destinatario delle loro richieste.
 
Ansan Fernando, pescatore del villaggio di Balapitiya e presidente del Conisglio generale del Nafso afferma: “Siamo molto scontenti e scoraggiati al vedere che nel nostro Paese la legge sta andando all’inferno. Quando il presidente Rajapaksa era Ministro della pesca [1997, ndr] abbiamo iniziato a manifestare contro l’uso di reti illegali. Allora ci aveva detto che una volta eletto presidente avrebbe sradicato il problema dal Paese. È stato eletto nel 2005, siamo ormai alla fine de 2009 e le promesse sono ancora lì”.
 
I piccoli pescatori dello Sri Lanka combattono da anni contro i metodi invasivi di pesca usati dalle grandi società ittiche. Essi hanno un impatto ambientale devastante sulla flora marina, decimano la fauna e privano intere famiglie dell’unica fonte di sostentamento economico.
 
Nel 1996 il governo ha varato una legge che bandisce questi metodi illegali ed il 21 luglio 2009 la Corte suprema ha dato ordine di estendere la norma a tutto il Paese. “Ma il problema - dice Ansan Fernando – è che sono gli stessi funzionari ed in particolar modo la polizia a non far rispettare il bando della Corte. Oggi chiediamo al Presidente: Dove sei? Perché non puoi mettere mano a questo problema?”.
 
I piccoli pescatori rappresentano la maggioranza degli operatori del settore, ma lamentano che il governo favorisce solo i grandi operatori. Ananda Peiris, responsabile del Nafso a Trincomalee, afferma: “Al presidente noi chiediamo solo di proteggere il nostro mare, la pesca nelle nostre acque ed il sostentamento dei piccoli pescatori - che sono la maggioranza - facendo rispettare l’rodine della Corte suprema contro le reti illegali”.
 
Per i membri del Nafso il governo di Colombo attua politiche discriminatorie nei loro confronti. I piccoli pescatori devono anche fare i conti con frequenti espropri di terreni costieri per fare spazio a alberghi e ristoranti che limitano il loro accesso al mare e grandi porti in cui non possono attraccare.
 
Intervenendo all’incontro del 21 novembre Herman Kumara, segretario generale del World Forum of Fisher People (Wffp), ha sottolineato che ora, ai disagi e alle discriminazioni, si aggiungono anche le minacce. Negli ultimi mesi i pescatori di Negombo, Mannar e Colombo hanno subito maltrattamenti proprio dalle forze di sicurezza e Kumara dice: “Con la fine della guerra siamo scesi per le strade a festeggiare. Ma che libertà abbiamo guadagnato se il nostro popolo non può permettersi l’auto-sostentamento, se non possiamo vivere senza paura e senza fiducia, se non abbiamo libertà di espressione?”.

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