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    » 30/07/2013, 00.00

    SIRIA - VATICANO

    Possibile rapimento del gesuita p. Dall'Oglio. Stupore nella nunziatura di Damasco



    In Siria dagli anni '80, dove ha costituito una comunità monastica islamo-cristiana, p. Paolo Dall'Oglio era stato espulso da Assad nel 2012. Rientra ogni tanto in Siria dalla parte controllata dai ribelli, dei quali è amico. Si stanno verificando le notizie. Il Paese è nel caos e "non si vede la fine del tunnel".

    Damasco (AsiaNews) - Sorpresa, stupore e cautela dominano nella nunziatura vaticana di Damasco alla notizia del rapimento - non confermato - del gesuita p. Paolo Dall'Oglio (v. foto).

    "Qualche volta, quando è in Siria, ci telefona - dice ad AsiaNews il nunzio mons. Mario Zenari -. Questa volta non sapevamo nulla. Anch'io ho appreso la notizia stamane e subito mi ha meravigliato. Attendo di vedere se è vera".

    Dall'Italia, anche il ministero degli esteri sta verificando la notizia.

    Secondo alcune agenzie, p. Paolo sarebbe entrato in Siria nel nord, in una zona controllata dai ribelli e sarebbe stato rapito a Raqqa, da gruppi integralisti, che farebbero parte del gruppo per lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante, nemici di Assad.

    "Mi sorprende - continua il nunzio - che a lui sia successo questo. In quelle zone lui è conosciuto, e gode di un certo rispetto nelle zone dei ribelli".

    P. Dall'Oglio, romano di 58 anni, dal 1982 ha lavorato per il restauro del monastero cattolico Mar Musa (Monastero di San Mosè l'Abissino), nel deserto a nord della capitale siriana, costituendo una comunità monastica aperta al dialogo con l'islam. Allo scoppiare della cosiddetta "primavera araba" a Damasco, p. Dall'Oglio ha assunto posizioni critiche verso il regime di Assad e così, nel 2011, Damasco ha decretato la sua espulsione, avvenuta poi nel 2012. Lasciato il Paese, p. Dall'Oglio è spesso rientrato nel nord controllato dai ribelli siriani.

    Mons. Zenari spinge alla cautela: "Qui in Siria girano spesso notizie che poi si sono rivelate false o imprecise, come quella sui tre frati decapitati, che non erano frati; o quella sull'avvenuta liberazione dei due vescovi ortodossi, dimostratasi falsa".

    "Alla fine - conclude il nunzio - in Siria non c'è da sorprendersi più di nulla, dato il caos che regna. All'inizio la situazione era abbastanza chiara, ma ora è  molto complicata e il conflitto si è intrecciato a non finire. Quello che è da sottolineare è la sofferenza della povera gente, i diritti umani violati, ma capire le intenzioni di tutti, come si muovono, chi ci sta dietro, chi ha più ragione e chi più torto, dove si sta andando. È un compito immane e intanto il Paese va a rotoli e non si vede la fine del tunnel".

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