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  • » 18/09/2007, 00.00

    ASIA CENTRALE

    Preoccupazione e proteste in Asia centrale per il rapido aumento del costo del pane



    E’ un alimento base per le famiglie povere che già hanno diminuito il consumo di burro e carne. Esperti: l’aumento dipende dal maggior costo mondiale e sarà duraturo. I governi non hanno adottato per tempo politiche adeguate e, di fronte alle proteste, cercano soluzioni immediate.

    Astana (AsiaNews/Agenzie) – Proteste di piazza e allarme sui media in vari Paesi dell’Asia centrale per il rapido aumento del prezzo di pane, farina e altri prodotti dei cereali. C’è il timore che gli aumenti proseguano, perché dovuti alla situazione mondiale, e i governi cercano soluzioni d’emergenza.

    Pane e cereali sono alimenti fondamentali per queste popolazioni, che in molti casi hanno diminuito il consumo di generi come carne e burro sempre per l’aumento di prezzo. A Dushanbe, capitale del Tagikistan, molte famiglie cuociono in casa il pane, ma dall’inizio di settembre la farina è aumentata del 60%, da 20 a 32 dollari per un sacco di mezzo quintale. Rahmatullo Saidov di Dushanbe osserva che la sua famiglia consuma 3 sacchi di farina al mese, ma lui guadagna solo 22 dollari al mese.

    L’aumento di prezzo è globale e uno staio di grano è giunto al record di 9 dollari sul mercato mondiale. In alcuni Paesi grandi produttori di grano, come Australia e Canada, il raccolto è stato scarso e le previsioni per il 2008 non sono migliori. I cereali sono anche impiegati per creare carburante biologico, alternativo al petrolio e meno inquinante. Ma l’aumento c’è stato anche in Paesi come il Kazakistan che esporta grano e prevede un raccolto record di circa 20 milioni di tonnellate.

    Galina Alekseieva, esperta dell’Istituto di Almaty per l’Economia e lo sviluppo rurale, spiega all’agenzia Radio Free Europe che, inoltre, nel Paese i prezzi di elettricità e carburante sono diminuiti e l’aumento appare dovuto a manovre speculative “in previsione dell’aumento dei prezzi” nel mercato mondiale.

    I maggiori prezzi hanno suscitato proteste in Tagikistan e Kirghizistan e in molte città uzbeke i cittadini sono scesi in piazza, e i governi cercano rimedi immediati. Il governo uzbeko ha ammonito i commercianti a non aumentare il prezzo del pane, e molti venditori hanno chiuso per non lavorare in perdita. Il Turkmenistan da tempo cerca di aumentare la produzione locale di grano, che però è molto poco richiesto perché di bassa qualità. Il governo kirghiso ha chiesto al Parlamento lo stanziamento di maggiori fondi per comprare grano e farina dal Kazakistan e dai contadini locali e metterlo in commercio a prezzo controllato.

    Analisti osservano che in questi Paesi è stata privilegiata la coltivazione del cotone, più redditizia, per cui non sono in grado di coprire il fabbisogno interno di cereali. Una maggior coltivazione di cereali, oltre a richiedere tempi non brevi, sarebbe possibile solo con il sostegno pubblico, dato che porta guadagni minori del cotone.  

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