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    » 08/01/2016, 00.00

    TAIWAN

    Presidenziali a Taiwan, fra indipendenza e paura di Pechino



    I tre candidati sono in silenzio elettorale fino all’11 gennaio, quando inizia l’ultima settimana prima del voto. La candidata democratica Tsai Ing-wen sembra la favorita, ma non si esclude un colpo di coda del nazionalista Eric Chu. James Soon, la “terza scelta” da più di 15 anni, rischia di divenire irrilevante.

    Taipei (AsiaNews) – I tre candidati alle prossime elezioni presidenziali di Taiwan, previste per il 16 gennaio 2016, sono in silenzio stampa fino al prossimo lunedì. In quella data inizia l’ultimo round di confronto a tre voci prima del voto, che secondo gli ultimi sondaggi dovrebbe incoronare la prima donna presidente dell’isola. Sullo sfondo rimangono i rapporti con Pechino: la candidata democratica è ferma sull’indipendenza ma promette “relazioni stabili e pacifiche”; il nazionalista punta tutto sull’economia “fondamentale alla sopravvivenza”; la terza voce sembra oscillare.

    Tsai Ing-wen è la prima candidata donna a un’elezione presidenziale a Taiwan. La sua prima corsa fu alle presidenziali del 2012: perse contro Ma Ying-jeou, riuscendo però a guadagnare il 45% dei voti. Si candida per il Partito democratico progressista di cui è presidente, dopo essere stata vice premier durante il secondo mandato presidenziale di Chen Shui-bien, predecessore di Ma Ying-jeou. Nel corso della sua carriera politica è stata anche ministro degli Affari con la Cina sotto la presidenza di Lee Teng-hui.

    Dai tempi di Lee – quando aiutò a redigere la dottrina sulle “relazioni speciali fra gli Stati” – ha cambiato alcune posizioni definite all’epoca intransigenti. Al momento rimane nel campo dell’indipendentismo puro da Pechino, ma ha promesso di mantenere “relazioni stabili e pacifiche” con la Cina continentale e ha dichiarato di voler incontrare i funzionari del governo cinese. Tuttavia rifiuta di sostenere la visione secondo la quale Taiwan fa parte de “l’unica Cina”. Il suo candidato vice presidente è un cattolico molto noto nella società civile, Chen Chien-jen.

    Eric Chu è invece un insider della politica “vecchio stile”. La sua famiglia è una delle colonne del Partito nazionalista (Kuomintang) sin dati tempi del “generalissimo” Chiang Kai-shek. Al momento è il sindaco – amatissimo – della città più popolosa dell’isola, New Taipei City, e guida il Partito dal gennaio 2015. È stato anche lui vice primo ministro, durante il mandato di Wu Den-yih (nominato premier dal presidente Ma), ed è stato scelto nell’ottobre del 2015 come candidato alle prossime elezioni. In realtà è però l’ultimo entrato nella competizione, dato che prima di lui era stata indicata per il Kmt la dott.ssa Hung Hsiu-chu.

    Come l’attuale presidente di Taiwan condivide un approccio soft alle relazioni con la madrepatria. Sostiene in pieno la dottrina politico-economica del Partito nazionalista, secondo la quale uno “stabile e forte rapporto economico” con la Cina garantirà all’isola molte più chance di sopravvivenza rispetto all’indipendenza totale.

    L’ultimo candidato è James Soon, del piccolo People First Party. Già concorrente a quasi tutte le ultime elezioni presidenziali, punta tutto sull’essere l’outsider: il suo slogan è “Taiwan merita una terza scelta”. Tuttavia è visto con sospetto dagli elettori dei due Partiti di maggioranza: i democratici lo accusano per il suo passato, in quanto membro di rilievo del Kuominang, mentre i nazionalisti sostengono che le sue continue candidature siano una diversione dei voti nei confronti dei conservatori.

    In effetti il suo exploit maggiore si ebbe alle presidenziali del 2000, quando risultò secondo eletto: i voti del blocco nazionalista si erano spaccati fra lui e il candidato del Kmt Lien Chan, favorendo così l’elezione del primo democratico dell’isola ovvero Chen Shui-bien. 

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