05/02/2007, 00.00
CINA - ZAMBIA
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Proteste pubbliche contro Hu Jintao

Dal governo grandi benvenuti per il presidente cinese e facilitazioni economiche per le imprese cinesi, ma proteste e critiche da lavoratori e opposizione. Pechino è accusata di sfruttare minatori e operai tessili, mentre porta via il prezioso rame e spara contro i lavoratori che protestano. In Sudan si è parlato solo di affari.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Proteste e contestazioni contro il presidente Hu Jintao durante i due giorni di visita in Zambia. Oggi Hu arriva in Namibia, quinta tappa del viaggio africano.

Hu è arrivato in Zambia il 3 febbraio proveniente dal Sudan, Stato nel quale ha molto parlato di accordi economici, ma poco e nulla di diritti umani, di genocidio e del Darfur. Pechino ha annunciato la remissione di crediti verso lo Zambia per 8 milioni di dollari e investimenti per 800 milioni di dollari in 3 anni nell’industria mineraria del rame nella regione settentrionale di Chambeshi, con la prevista creazione di 60 mila posti di lavoro, nonché progetti per la costruzione di due scuole rurali, un ospedale per la malaria e un centro agricolo d’avanguardia. Sarà costruita una fonderia per 200 milioni nella zona mineraria, nonché uno stadio sportivo a Ndola.

Proprio nello Chambeshi le ditte cinesi sono accusate di far lavorare i minatori senza garanzie per la sicurezza e di impedire l’attività dei sindacati. Nel 2005, 51 minatori sono morti per un’esplosione in una miniera. Nel 2006 controllori cinesi e la polizia hanno sparato contro i minatori che chiedevano migliori condizioni di lavoro e aumenti salariali (ora la paga è di 2 dollari al giorno). L’ex minatore Albert Mwanaumo racconta che un controllore cinese gli ha sparato e commenta che “i cinesi non ci considerano mai come esseri umani”. Lusaka ha cancellato la visita di Hu nella zona mineraria per evitare sicure proteste pubbliche.

Il portavoce parlamentare Amussa Mwanamwambwa ha reso pubblica la decisione di Lusaka di istituire una speciale zona di cooperazione economica con gli investitori cinesi, con vantaggi ed esenzioni fiscali. Ma ha anche  dovuto chiedere ai cinesi di “dare priorità” alle aziende locali per l’acquisto di merci e servizi, ora acquistate altrove, per evitare di “compromettere lo sviluppo delle industrie locali”. Il rame costituisce il 60% dell’export del Paese ed è essenziale per l’industria cinese.

La presenza cinese in Zambia è sostenuta dal presidente Kenneth Kaunda ma è molto contestata dall’opposizione di Michael Sata, il quale durante le elezioni del 28 settembre scorso ha promesso di riallacciare rapporti con Taiwan e cacciare via Pechino. Sata ha ottenuto una schiacciante maggioranza a Lusaka e nella zona mineraria, dove maggiore è la presenza cinese.

Guy Scott, segretario generale del Fronte Patriottico, partito d’opposizione, ha commentato che “i cinesi sono qui per la colonizzazione economica dell’Africa e anche per ottenerne il sostegno presso le Nazioni Unite”. Il ministro zambiani delle Finanze, Ng’andu Magande, ha invece applaudito alla “via cinese” di privilegiare “il rapporto economico”, rispetto a chi pone primaria attenzione “alla riforma della Nazioni Unite e ai conflitti [armati] locali”, acclamando la visita di Hu come “un grande successo”.

A gennaio i dipendenti della ditta sino-zambiana Mulungushi Textiles, prima industria tessile del Paese, hanno protestato davanti all’ambasciata cinese contro i miseri salari, le cattive condizioni di lavoro e la chiusura temporanea dell’impianto che ha lasciato circa 700 lavoratori privi di paga. (PB)

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