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  • » 09/08/2017, 11.37

    RUSSIA

    Putin e l’anniversario dei vecchio-credenti, i ‘veri russi’

    Vladimir Rozanskij

    Frutto di uno scisma e di una scomunica nel XVII secolo, i vecchio-credenti si ritengono la “vera” Chiesa ortodossa russa. Ha comunità anche all’estero, in Uganda e Pakistan. In diversi momenti il presidente russo ha mostrato benevolenza e liberalità verso di loro.

    Mosca (AsiaNews) - Un anniversario particolare è stato commemorato nei giorni scorsi: 350 anni fa, all’inizio di agosto del 1667, si chiudeva il “Grande Concilio di Mosca”, che sancì la scomunica del gruppo scismatico dei “vecchio-ritualisti” (staroobrjadtsy). I seguaci del leader di quelli che si ritenevano i “veri russi”, il protopop Avvakum Petrovič, rimasero fuorilegge in Russia fino al 1905. In seguito, come tutte le altre comunità religiose, subirono le persecuzioni del regime sovietico. Oggi, dopo anni di libertà e “rinascita religiosa”, la comunità dei vecchio-credenti sembra godere di nuove opportunità, anche per il favore a loro dimostrato di recente dal presidente russo Vladimir Putin.

    Lo scisma del ‘600 è un episodio rivelatore della profonda anima religiosa russa, e delle sue contraddizioni: Avvakum e i suoi si rifiutarono di accettare la riforma liturgica decisa dal patriarca Nikon (al secolo Nikita Minin), che voleva riportare i riti alla versione originale greca. Il paradosso fu che Nikon prese tale versione dai libri stampati da Aldo Manuzio a Venezia, che in realtà erano pieni di usanze “turche” dei greci sottomessi alla Sublime Porta. I russi assunsero così delle fogge ottomane, come i colli rigidi dei paramenti e le code raccolte dei capelli, a differenza - ad esempio - dei greco-cattolici ucraini, che conservarono usanze più genuine. Inoltre, gli scismatici russi rifiutarono la riforma come una forma di “eresia occidentale” dei greci, mentre la devozione russa antica era da loro considerata quella autentica.

    Il segno di croce con due o con tre dita

    Il simbolo dello scisma fu un dettaglio molto simbolico: il segno di croce “antico russo” con due dita (in cui la terza persona trinitaria è la fronte del credente, in cui s’incarna il Figlio di Dio), rispetto a quello imposto da Nikon con tre dita (la trinità “razionalista”). Per questo gesto s’intrapresero guerre e persecuzioni (in un monastero 2700 persone si diedero fuoco, per non cadere nella “eresia nikoniana”), fino al caso più unico che raro di de-canonizzazione della santa Anna Kashinskaja, morta nel XIV secolo, il cui corpo era deposto nell’urna funeraria con l’evidenza del gesto delle “due dita”. Da allora gli scismatici, i cosiddetti raskol’niki, si considerarono i “veri credenti” russi, contro la “Chiesa nikoniana”.

    Nikon, ultimo vero patriarca prima della riforma “sinodale” di Pietro il Grande, aveva anche ambizioni esagerate, e nello stesso Concilio del 1667 fu deposto dallo zar Aleksej Mikhailovič, per la sua pretesa di affermare la superiorità dell’altare rispetto al trono. Esiliato in monastero, tentò di ritornare dopo la morte dello zar con l’intenzione di farsi proclamare “papa di Mosca”, l’unica vera Roma della cristianità, ma morì prima di tornare al Cremlino. I raskol’niki rimasero gli antesignani del dissenso russo e dei sensi di colpa rispetto alla vocazione cristiana universale del popolo russo, come volle indicare Fedor Dostoevskij nel famoso romanzo Delitto e Castigo, il cui protagonista si chiama appunto Raskol’nikov.

    Una Chiesa ‘non oscurantista’

    L’attuale capo dei vecchio-ritualisti russi, il metropolita “di Mosca e di tutte le Russie” Kornilij (Titov), che porta lo stesso copricapo bianco del patriarca Kirill, ha abbandonato per l’occasione il suo riserbo, rilasciando un’ampia intervista al giornale Kommersant. Precisando di considerarsi l’unica autentica Chiesa ortodossa russa, il leader degli staroobrjadtsy ha illustrato la nuova stagione di fioritura della comunità, che conta quasi 300 parrocchie tra Russia, Ucraina e Moldavia, oltre alle tante parrocchie dell’emigrazione. Alcune parrocchie sono state aperte recentemente anche in Paesi come l’Uganda e il Pakistan, con membri della popolazione locale. Kornilij ha voluto confutare le opinioni secondo cui i suoi fedeli sarebbero una specie di comunità medievale oscurantista. Invece, egli ha detto, si tratta di uomini comuni che vivono secondo gli stili di vita attuali, tecnologici e informatizzati. Ricordando l’energia imprenditoriale dei membri della sua Chiesa nella recente storia russa, il metropolita ha ringraziato il governo per l’aiuto a far tornare dall’emigrazione e dall’esilio molti vecchio-credenti, che potranno dare il loro contributo alla rinascita e allo sviluppo della Russia contemporanea.

    Dopo le secolari persecuzioni zariste e quelle sovietiche, la comunità gode finalmente della libertà di aggregazione e di professione religiosa, e non sembra temere le possibili restrizioni che recentemente hanno colpito altre confessioni come i Testimoni di Geova o seguaci di Scientology. Anzi, la visita del presidente Putin lo scorso 31 maggio al centro dei vecchio-credenti di Mosca, la Chiesa della Protezione della Madre di Dio, sembra aver dato un nuovo impulso alla vita della comunità, come se lo stesso Putin avesse riconosciuto la sua autenticità, anche rispetto alla Chiesa patriarcale. Il presidente ha dichiarato che “lo Stato deve restituire i debiti della Chiesa”, parlando di compensazioni spirituali destinate a portare “buoni frutti” per l’intero popolo russo. Resta da vedere se questi frutti riguarderanno la libertà religiosa di tutti, o la rivendicazione della “vera fede” contro tutti.

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