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    » 21/09/2004, 00.00

    corea del nord

    Pyongyang riconosce una questione 'diritti umani'



    Pyongyang (AsiaNews/Afp) – La Corea del Nord ha ammesso di "non prestare la stessa attenzione dell'Occidente ai diritti umani". Lo ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri inglese, Bill Rammell. Il ministro britannico, durante il suo recente viaggio nel paese comunista, ha chiesto spiegazioni sulla situazione dei diritti umani e sul problema del nucleare nel Paese.

    In un incontro con funzionari governativi Rammell ha mostrato immagini di lager coreani ripresi dal satellite. Ha poi ricordato i casi di giapponesi rapiti dal regime per istruire agenti segreti e di intere famiglie usate come cavie di esperimenti nucleari.

    "C'è ancora molta strada da fare prima che la Corea del nord esca dal suo autoisolamento - ha dichiarato Rammell - ma il fatto che abbia anche solo ammesso l'esistenza di un problema 'diritti umani' è un passo avanti".

    Finora Pyongyang aveva sempre negato la violazione dei diritti umani nei propri confini. Prove concrete e testimoni documentano invece abusi, torture e una totale mancanza di libertà d'espressione.

    La Corea del Nord è al primo posto nell'ultima classifica pubblicata da Open Doors, agenzia di denuncia sulla violazione dei diritti umani. Repressione e violenze regolano la vita sociale e si realizzano in diversi modi.

    Lager:  Per combattere la dissidenza politica, anche solo presunta, il regime comunista utilizza punizioni di massa contro famiglie intere. I colpevoli vengono spediti in campi di lavoro forzato, dove a volte rimangano per tutta la vita. Attualmente i prigionieri sarebbero circa 100mila.

    Carceri e pena capitale:  Lasciare il Paese senza un permesso ufficiale è considerato tradimento, punibile con la morte, come succede a molti rifugiati rimpatriati. Per questo molti Paesi chiedono alla Cina di offrire asilo ai profughi nordcoreani invece di arrestarli e ordinarne il rientro in patria. Le esecuzioni capitali avvengono spesso in pubblico e davanti a bambini. A chi non viene ucciso e resta in carcere non viene riservata sorte migliore. Nelle prigioni sovraffollate  si pratica ogni genere di tortura.  Le detenute che aspettano un bambino da un uomo cinese sono obbligate ad abortire.

    Libertà religiosa: La Costituzione garantisce sulla carta la libertà religiosa, ma il governo di fatto perseguita e reprime tutte le attività religiose. Nel Paese è ammesso solo il culto del leader Kim Jong-Il e del padre Kim Il-Sung. Buddisti e cristiani sono i più colpiti. Secondo il rapporto 2004 di Aiuto alla Chiesa che soffre nella sola prigione n° 15 - a nord del Paese -  sono detenuti circa 6mila cristiani.

    Crisi alimentare: In Corea del Nord si muore di fame. Dopo che Pyongyang  ha ripreso il programma nucleare lo scorso anni, molti paesi donatori hanno interrotto l'invio di alimenti, anche per timore che fossero destinati ai militari e non alla popolazione. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha ammonito che circa 4 milioni di nord-coreani (pari al 17% della popolazione) sono a rischio malnutrizione a causa del calo degli aiuti internazionali. In tutto circa 6,5 milioni di persone, quasi un terzo della popolazione, è piegata da anni di carestia e dalla cattiva gestione economica. La maggior parte dei poveri vive nelle aree periferiche di Pyongyang e dipende da un sistema nazionale di distribuzione alimentare: ogni persona riceve solo 300 grammi di cibo al giorno. (MA)

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