17/02/2009, 00.00
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Pyongyang: il ramo d’ulivo e il martello per Hillary Clinton e Obama

di Pino Cazzaniga
La Corea del Nord lancia segnali di distensione, ma anche minacce, sperando che gli Usa possano aiutare a una svolta per il Paese, in preda al fallimento economico e alla crisi del loro leader malato. Intanto la Clinton visita Giappone, Corea del Sud e Cina.

Tokyo (AsiaNews) – Lo scorso 15 febbraio Kim Yong-nam, numero due nel governo di Pyongyang ha detto che la Corea del Nord è pronta a migliorare le relazioni con le nazioni che mostrano atteggiamenti amichevoli. “Noi svilupperemo le relazioni con i Paesi che ci trattano amichevolmente” ha detto il presidente della suprema assemblea del popolo, durante un raduno nazionale per celebrare il 67mo compleanno del supremo leader Kim Jong-il.

Secondo gli analisti la sottolineatura del “capo dello stato” (carica cerimoniale) della nazione comunista potrebbe essere un ramo di ulivo offerto a Washington, espressa proprio alla vigilia del primo viaggio diplomatico di  Hillary Clinton, nuovo segretario di stato Usa, in Giappone, Indonesia, Corea del Sud e Cina.

Ma durante la stessa assemblea nazionale Kim ha anche detto: “Tutti i coreani nel Nord, nel Sud e all’estero dovrebbero alzarsi per colpire con un martello di ferro le forze antiunificazione che nella Corea del sud stanno portando alla catastrofe di una guerra nucleare”.

L’ammalato Kim Jong-il desidera trattare

L’apparente offerta del ramo d’ulivo alle “nazioni che ci trattano amichevolmente” e le chiare minacce bellicose al governo della Corea del Sud sono aspetti di una medesima strategia che mira a affrontare le due grandi sfide che il regime di Pyongyang non può più tramandare: la situazione di stallo del problema nucleare e il risanamento di una economia che è a pezzi.

“Alcune mosse recenti nel Nord mostrano l’impazienza di Kim Jong-il”, ha detto Kim Yong Hyun, esperto della Corea del Nord all’università Dongguk di Seoul. I fatti sono noti e riguardano la salute del leader.

L’intellighenzia Usa e della Sudcorea hanno appurato che in agosto, in seguito a un serio attacco cardiaco, Kim Jong-il è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Scomparso dalla scena per cinque mesi è riapparso in gennaio in occasione della visita di un alto ufficiale del governo cinese. Verso la fine dell’anno scorso, secondo quanto riferisce la KCNA (Korean Central News Agency), Kim durante una visita ad una acciaieria ha detto: “Ci rimangono solo quattro anni per aprire la porta di una grande, prospera e potente nazione”. Lo spazio dei “quattro anni” porta al 2012, l’anno che conclude il periodo del governo di Obama.

Pyongyang sembra non poter più ricorrere alla tattica della dilazione. In quindici anni di potere Kim ha poco di cui andar fiero. Anche le sue ambizioni nucleari, per le quali ha impegnato denaro e intelligenze, hanno avuto l’effetto di approfondire l’isolamento internazionale della nazione.

La vecchia strategia del rischio calcolato

È abitudine del governo di Pyongyang ricorrere alle minacce quando è alle corde. Ora la minaccia è la preparazione del lancio sperimentale di un missile a lunga gittata che potrebbe raggiungere l’America. Ma questa volta anche la strategia del rischio calcolato sembra fallita in partenza, perché l’opinione mondiale è stata accuratamente informata.

Da qui la reazione irosa e impacciata espressa attraverso la KCNA. “Recentemente, si legge in un dispaccio dell’agenzia, gli Stati Uniti e qualche altra nazione asseriscono che la DPRKDemocratic People’s Republic of Korea)  sta facendo preparativi per il lancio di un missile a lunga gittata. Questo è un maligno trucco per porre un freno non solo allo sviluppo della capacità di autodifesa ma anche a ricerche scientifiche per scopi pacifici”.

 Il lancio sarebbe in relazione con lo sviluppo della scienza spaziale. È la stessa scusa usata nel 1998 per giustificare il lancio di un missile che, dopo aver sorvolato il Giappone, è finito nel Pacifico al largo delle Hawaii.

La reazione degli Stati Uniti

Anche Washington ha offerto un ramo d’ulivo. Il 13 febbraio Hillary Clinton, segretario di stato, aveva detto che il suo governo era pronto a normalizzare i legami con la Corea del nord e a sostituire l’armistizio sulla penisola con un trattato di pace se lo stato comunista avesse abbandonato le ambizioni nucleari.

Ma ha anche reagito alla strategia della minaccia mettendo in guardia la Corea del Nord “dall’evitare ogni azione provocatoria e l’inutile retorica”. Se l’offerta del ramo d’olivo da parte di Pyongyang era inteso a separare Washington da Seoul e da Tokyo, il primo viaggio diplomatico della Clinton - per colloqui con i governi di Tokyo, Seoul e Pechino - ribadisce senza equivoco che la soluzione del problema nucleare della Corea del Nord è prioritario anche per l’amministrazione Obama e che non può realizzarsi se non nel contesto del “Colloquio a sei”.

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