19/04/2006, 00.00
IRAN
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Questione nucleare iraniana: gli Usa non escludono l'opzione militare

Nulla di fatto ieri nella riunione dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla questione nucleare iraniana. Ma Ahmadinejad si dice pronto anche a una difesa militare.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Nulla di fatto ieri nella riunione dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla questione nucleare iraniana. Gli Stati Uniti non escludono nessuna opzione, nemmeno quella militare, mentre Teheran si dice pronta a combattere.

Non ci sono state decisioni a Mosca nella riunione tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, allargata alla Germania. Gli Stati Uniti chiedono immediate sanzioni, alle quali sono contrarie Cina e Russia. I sei Paesi coinvolti nei colloqui sul programma nucleare iraniano hanno invece "tutti concordato" nel sottolineare che "l'Iran deve fare passi urgenti e costruttivi in risposta alla decisione del Consiglio dei governatori dell'Aiea", come ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

Oggi ci sarà un altro incontro, con la partecipazione anche di Canada e Italia (appartenenti agli 8 Paesi più industrializzati) ma è possibile un altro rinvio a dopo che l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Iaea) depositerà la relazione sul problema, chiesta dal Consiglio di sicurezza ed attesa per il 28 aprile.

Washington vuole ottenere una condanna delle Nazioni Unite contro l'Iran, che autorizzi gli Stati membri a qualsiasi iniziativa per arrestare il programma nucleare, compreso l'uso della forza previsto dall'art. 7 della Carta dell'Onu. Secondo voci insistenti, gli Stati Uniti studiano anche un bombardamento degli impianti di ricerca nucleare in Iran. "Tutte le opzioni sono sul tavolo. Noi – ha detto ieri il presidente Bush – cerchiamo una soluzione diplomatica e lavoriamo per questo".

"L'esercito iraniano – ha detto ieri il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, durante la parata militare per l'anniversario della costituzione dell'esercito nel 1979 – è tra i più potenti del mondo, perché confida in Dio" e "taglierà le mani a qualsiasi aggressore  e coprirà di vergogna i nemici". Osservatori indicano che nel Paese sono aumentate le manovre militari.

La situazione è diventata più urgente dopo che la scorsa settimana Ahmadinejad ha annunciato che il Paese nell'impianto di Natanz ha prodotto una piccola quantità di uranio arricchito, necessario per le armi atomiche. Questi fatti "smentiscono le dichiarazioni del regime – ha commentato Scott McLellan, portavoce della Casa Bianca – che il suo programma nucleare abbia solo scopi pacifici". Non è chiaro, tuttavia, se Teheran già dispone della tecnologia necessaria per produrre le grandi quantità di uranio arricchito necessarie per le armi nucleari. L'impianto di Natanz, secondo gli esperti, usa 164 centrifughe per arricchire l'uranio e avrebbe bisogno di 20 anni per produrne a sufficienza per una bomba. Ma fonti Usa, basate sulle fotografie dei satelliti commerciali, rivelano che l'Iran sta espandendo i suoi impianti nucleari con nuove costruzioni. Esperti ipotizzano che si tratti di nuovi tunnel per l'impianto di conversione dell'uranio a Isfahan e per quello di arricchimento del minerale a Natanz, che potrebbe in breve avere migliaia di altre centrifughe.

"L'annuncio del 9 aprile che l'Iran è in grado di arricchire l'uranio – commenta però Said Leylaz, economista vicino al campo rafsanjanista – si può vedere come qualcosa che fa precipitare la situazione o fa trovare una via d'uscita". "A Teheran ci si attende un compromesso perché altrimenti che senso avrebbe aver cominciato i negoziati con Washington?" "Sicuramente il regime lo spera, altrimenti non lo avrebbe annunciato [la produzione di uranio arricchito]".

Secondo fonti iraniane, il 21 aprile nel Paese arriva una commissione dell'Aiea per nuove ispezioni, anche a Natanz. La questione iraniana è tra le ragioni che hanno portato ieri il petrolio al prezzo record di 71,60 dollari Usa al barile. (PB)

 

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