31/07/2008, 00.00
PAKISTAN
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Ragazze rapite, convertite e sposate da musulmani, affidate a un Centro di assistenza

di Qaiser Felix
Le due ragazze, di 13 e 10 anni, sono ospitate in un centro di accoglienza per sole donne. Il provvedimento deciso dall'Alta Corte di Lahore in attesa della sentenza del 4 agosto, in cui verrà stabilito il loro destino. Il sostegno dei cattolici alla famiglia .

Multan (AsiaNews) – “Il decreto emesso dal giudice è senza dubbio positivo. Per il momento possiamo tirare un sospiro di sollievo” in attesa dell’udienza del 4 agosto. È il commento soddisfatto di Peter Jacob, segretario della Commissione cattolica pakistana di Giustizia e pace, alla decisione del giudice Saghir Ahmed, dell'Alta Corte di Lahore, di affidare le due sorelle cristiane rapite da un gruppo di musulmani alle cure di un centro di accoglienza statale per sole donne.

Da martedì 29 luglio Saba Younas, 13 anni, e la sorella Anila, 10 anni, si trovano al sicuro lontano dai loro aguzzini: le giovani sono state rapite lo scorso 26 giugno nel villaggio di Chowk Munda, nella provincia del Punjab, dove si erano recate per andare a trovare lo zio, Khalid Raheel. Nei giorni successivi al sequestro, i rapitori hanno fatto sapere che le due ragazze si sarebbero convertite all’Islam e la più grande delle due avrebbe sposato uno dei figli dei sequestratori. In tribunale, inoltre, padre e figlio hanno ribadito la “piena volontà della ragazza di contrarre matrimonio”.

La famiglia di Saba e Anila ha potuto contare sull’aiuto concreto della commissione di Giustizia e pace e sul sostegno di tutta la comunità cattolica del Paese, a partire proprio dall’assistenza legale e dalla copertura delle spese necessarie per perorare la causa in tribunale. Il processo è aggiornato al 4 agosto prossimo, quando il giudice è chiamato a pronunciarsi sull’eventuale – e auspicato – ritorno a casa delle due sorelle, ancora minorenni.

Peter Jacob sottolinea l’importanza dell’ultimo provvedimento giudiziale, che ha stabilito l’allontanamento delle ragazze dal clan musulmano: in questo modo potranno passare un po’ di tempo da sole e, soprattutto, al riparo “dall’influenza” fisica e psicologica esercitata dai sequestratori. “Il giudice ha stabilito che nessuno può incontrare le due ragazze nel centro di accoglienza – afferma l’attivista – e in questo modo esse avranno tutto il tempo per riflettere sulla loro situazione”. Egli mostra inoltre “ottimismo” in vista dell’udienza di lunedì prossimo, e preannuncia fin d’ora altre battaglie se la sentenza non sarà positiva.

Un paio di settimane fa il giudice distrettuale Mian Muhammad Naeem, della sezione di Muzaffargarh, ha stabilito che le due sorelle cristiane “sono state convertite in maniera legittima all’Islam” e per questo non possono essere “restituite alle famiglie d’origine”. Archiviando la richiesta del padre di riottenere la custodia delle figlie, il giudice ha anche ammesso la “validità” del matrimonio fra le ragazze e i due musulmani.

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