07/02/2017, 10.31
CINA

Richard Madsen: Il “sogno cinese” di Xi Jinping passa attraverso il controllo sulle religioni – Quinta parte

L’idea nazionalista di Xi Jinping è vicina a quella di Donald Trump (“rendere di nuovo grande la Cina”, “rendere di nuovo grande l’America”). I fedeli delle religioni hanno possibilità di cambiare la società, ma a partire dai loro ambienti personali. Il nazionalismo cinese si scontra con la globalizzazione e i rapporti internazionali.

San Diego (AsiaNews) – L’ondata di nazionalismo che Xi Jinping favorisce, porta a un maggiore controllo sulle religioni “straniere” – come il cristianesimo e l’islam – e a un’esaltazione della cultura Han. Il tutto allo scopo di “rendere di nuovo grande la Cina”. Da questo punto di vista il “sogno cinese” di Xi Jinping somiglia a quello di Donald Trump (“rendere di nuovo grande l’America”). In questa situazione i fedeli delle diverse religioni hanno l’opportunità di trasformare i loro ambienti, anche se è impensabile una rivoluzione sociale. Sono queste le ultime considerazioni che emergono nella conversazione che il prof. Richard Madsen ha tenuto con Samuel Tsoi, pubblicata come podcast (http://china.ucsd.edu/media-center/podcast.html). Il prof. Madsen è sociologo delle religioni dell’università di S. Diego (California) ed è impegnato in una collaborazione con l’università Fudan di Shanghai e col Centro “Cina del 21mo secolo” di San Diego. Traduzione ed editing a cura di AsiaNews. Con la quinta parte si conclude la pubblicazione dell’intervista.

 

Forse possiamo tornare alla nozione di preoccupazione e ansia prima citata, al fatto che anche se la situazione delle persone diventa più prospera, essi avvertono il bisogno di rapportarsi con qualcosa di più trascendente. Anche nelle società occidentali le persone predicevano che forse la religione sarebbe divenuta irrilevante, man mano che la società prosperava e la scienza continuava a progredire. E invece negli ultimi anni vediamo che la religione sta diventando un evento molto rilevante nel contesto globale. Uno dei partecipanti alla conferenza di questo luglio qui al campus proveniva da un nuovo ufficio per le religioni e gli affari globali. Questa persona rappresentava il Dipartimento di Stato e ha descritto il loro impegno nel comprendere le dinamiche religiose nel contesto della globalizzazione, e come queste tradizioni religiose interagiscono con le varie culture e società. Quindi oltre a proteggere la libertà religiosa nel mondo come stanno facendo gli Stati Uniti, questo nuovo ufficio diplomatico è il primo tipo di istituzione che si impegna nel contatto con le comunità religiose, la diplomazia e lo sviluppo. Dato che le attività religiose in Cina continuano ad essere controllate dallo Stato, qual è il potenziale che vede negli attori religiosi di cambiamento in Cina e come deve essere l’impegno dei credenti in altre parti del mondo, riconoscendo che la religione è parte importante del processo di globalizzazione?

Beh io credo che essi abbiano di certo la possibilità di apportare veri e propri cambiamenti sociali. Ci sono molti tipi di religioni e personalità religiose in Cina, quindi non vedo la possibilità di un vero e proprio movimento coordinato per il cambiamento sociale, ma nelle situazioni individuali, negli interessi soggettivi, stanno spingendo verso direzioni diverse e sicuramente cambieranno la società. Ora, in termini di questioni globali, il governo sta cercando di controllare questa situazione, e una cosa che sta cercando di controllare sono i rapporti religiosi con altre nazioni (transfrontaliere). Un fatto interessante della conferenza, è che, come hai detto, c’era questa persona del Dipartimento di Stato, che fa parte di questo nuovo ufficio per gli affari religiosi globali. Alcune persone in Cina sono contrariate per questo perché quello che vedono è che il Dipartimento di Stato si sta mettendo in contatto con gli attori religiosi nel mondo e lo sta facendo perché vuole essere aiutato in ambiti diplomatici, nei flussi dei migranti, nello sviluppo nazionale etc. Ma questo “mettersi in contatto con le persone” senza passare attraverso il governo locale – dato che questo ufficio è indipendente - dal punto di vista cinese è sbagliato! È un attentato alla sovranità dello Stato, cioè non può esserci nessun gruppo religioso senza che questo abbia contatti/dialogo col governo centrale. Questa è la posizione cinese... Noi vediamo questi rapporti fra attori religiosi come un’espressione della società civile globalizzata, che vuole solo rimanere in contatto l’un con l’altro, ma non cerca di indebolire il governo. Loro la vedono come una violazione alla sovranità dello Stato e in questa loro spinta nazionalista, sentono il bisogno di controllare i confini e magari anche espanderli (vedendo certi scenari)! Questo fa parte di un nuovo nazionalismo: i cinesi lo sentono come parte del loro duro lavoro compiuto negli ultimi 150-200 anni nel ricontrollare le frontiere. Da questo punto di vista, Xi Jinping è il protagonista di un nuovo grande modello di “sogno cinese” che propone un “ringiovanimento” della nazione cinese. In sostanza stanno “facendo grande di nuovo la Cina” (uno slogan simile a quello che Trump applica agli Usa!). E parte di questo avviene con il controllo dei confini, tenendo il Paese sotto controllo, celebrando la gloria, avendo come minimo una particolare eccitazione per la cultura cinese Han, e questo rende grande di nuovo la Cina! Credo che questo fanatismo-nazionalismo non sia presente solo in Cina, ma in tutto il mondo. Anche negli Usa.

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