24/01/2018, 09.08
MYANMAR-BANGLADESH
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Ritardi nel rimpatrio dei Rohingya, Naypyitaw accusa Dhaka

Nessun profugo è ancora rientrato in Rakhine. Le autorità birmane: “Pronti a rispettare gli accordi”.Per il Bangladesh il processo di compilazione e verifica dell'elenco delle persone da rimandare è incompleto. I rifugiati mettono in dubbio il processo e avanzano richieste. Tensione nei campi.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Il Myanmar accusa le autorità del Bangladesh per il ritardo nel programma di rimpatrio dei rifugiati Rohingya, il giorno dopo che è scaduto il termine per l'avvio del ritorno della minoranza musulmana nello Stato di Rakhine devastato dalla guerra. Dando seguito agli impegni presi lo scorso 23 novembre, i governi di Naypyitaw e Dhaka si sono accordati il 16 gennaio per la prima chiara tabella di marcia sul rientro volontario in Myanmar di centinaia di migliaia di rifugiati, entro due anni a partire da ieri.

Tuttavia, il commissario bangladeshi per i rifugiati ed il rimpatrio Mohammad Abul Kalam ha annunciato due giorni fa che il processo avrebbe avuto dei ritardi, perché il processo di compilazione e verifica dell'elenco delle persone da rimandare è incompleto. “Vi sono ancora molte cose mancanti, tra cui la creazione di campi di transito”. In realtà il Myanmar ha allestito nel suo confine due strutture per l’accoglienza temporanea dei primi 30mila rifugiati, prima che questi facciano ritorno nel loro “luogo di origine” o “nella località più prossima”.

Le autorità del Myanmar riferiscono che nessun Rohingya è ancora rientrato in Rakhine, teatro lo scorso agosto di atroci violenze etniche. “Noi siamo pronti a riceverli e ad accoglierli secondo gli accordi”, ha dichiarato oggi Kyaw Tin, Ministro della Cooperazione Internazionale. “Abbiamo letto la notizia che il Bangladesh non è pronto, ma non abbiamo ricevuto alcuna spiegazione ufficiale”.

Il complesso processo di registrazione è stato messo in dubbio dai rifugiati, che denunciano la paura di tornare sulla scena di ciò che le Nazioni Unite hanno definito “pulizia etnica”. Al campo profughi di Palong Khali, vicino al fiume Naf che segna il confine tra i due Paesi, un gruppo di leader Rohingya si è riunito la mattina del 22 gennaio con un altoparlante e uno striscione che elencava una serie di richieste per il loro ritorno in Myanmar.

Queste includono garanzie di sicurezza, la concessione della cittadinanza ed il riconoscimento del gruppo come una delle minoranze etniche ufficiali del Myanmar. I Rohingya chiedono anche che le case, le moschee e le scuole che sono state bruciate o danneggiate nell'operazione militare vengano ricostruite. Le forze di sicurezza del Bangladesh hanno fatto irruzione nell'accampamento e disperso una folla di almeno 300 persone che si erano radunate per ascoltare i leader. A dimostrazione delle tensioni legate alla questione del rimpatrio, lo stesso giorno uno dei leader Rohingya è stato ucciso in uno degli altri campi del Bangladesh, presumibilmente per aver approvato il programma di ritorno.

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