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» 02/11/2004 14:11
PAKISTAN
Ritocchi inadeguati per la legge sulla blasfemia
di Qaiser Felix

Per i cristiani occorre "rigettarla". Sulle leggi "Hudood", insoddisfatti gli attivisti per i diritti umani.



Islamabad (AsiaNews) – Personalità cattoliche e protestanti giudicano inutili e insufficienti gli emendamenti approvati dal parlamento pakistano sulla legge della blasfemia. Secondo le personalità intervistate da AsiaNews, tale legge andrebbe semplicemente "rigettata". Gli emendamenti approvati il 26 ottobre scorso, tendono a limitare gli abusi su tale legge, che condanna le offese al Corano e al profeta Maometto.

La legge sulla blasfemia punisce con l'ergastolo chi offende il Corano e prevede la condanna a morte per chi insulta Maometto: dal 1996, anno in cui è entrata in vigore, decine di cristiani sono stati uccisi per aver diffamato l'islam, 560 persone sono state accusate, 30 sono ancora in attesa di giudizio. Molto spesso la legge viene utilizzata per eliminare avversari e nemici.

Per evitare tali abusi, il parlamento affida agli ufficiali della Senior Police (SP) la competenza delle indagini. Inoltre, la polizia dovrà accertare il fatto, prima di richiedere il fermo dell'imputato. La precedente normativa prevedeva l'arresto immediato.

Mons. Lawrence Saldahna, presidente della Commissione nazionale giustizia e pace (NCJP) e Peter Jacob, segretario esecutivo, definiscono "deludenti" i cambiamenti introdotti: "ne sono stati introdotti di simili già nel 1992 e sono stati scartati per la loro inefficienza".

Joseph Francis, del centro di assistenza legale (CLAAS), condanna la riforma: "La SP continuerà a incaricare altri organi per le indagini sui reati di blasfemia, e le complicazioni rimarranno immutate". Il legale afferma che anche in passato vi erano procedure di inchiesta, ma esse non sono state osservate. "Come possiamo accettare una nuova procedura – ha detto - quando quella precedente non è mai stata osservata? La sola soluzione è rigettare la legge".

Manzoor W. Batti, protestante e presidente fondatore del Teach Awareness through skill and knowledge, condanna i cambiamenti: "Se un musulmano accusa qualcuno di blasfemia, nessuno osa mettere in dubbio le sue parole. L'accusa equivale di fatto a una condanna a morte e in questo paese non mancano gli esempi".

Il parlamento ha anche emendato la legge per i delitti di onore e le ordinanze "Hudood". Tali ordinanze si ispirano al Corano e puniscono i comportamenti incompatibili con l'Islam (quale l' adulterio, il gioco d'azzardo, l'uso di alcol) anche con la flagellazione e la lapidazione.

Gli emendamenti prevedono solo pene più severe per i casi di omicidio d'onore (carcere a vita o pena di morte). La legge ha pure innalzato da 7 anni a 10 anni di carcere la pena minima prevista per questi reati. La Commissione per i diritti umani in Pakistan (HRCP) sottolinea che l'efficacia degli emendamenti è solo "parziale": "Le donne continueranno ad essere uccise – affermano membri dell'HRCP – e i loro assassini resteranno impuniti. I cambiamenti previsti dalla nuova normativa non rimuovono le carenze del vecchio ordinamento". Essi chiedono inoltre l'abrogazione delle ordinanze "Hudood".


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