25/01/2018, 08.48
ARABIA SAUDITA
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Riyadh, purghe anti-corruzione: 95 persone ancora in stato di fermo

Da oltre tre mesi, ex ministri, uomini d’affari e membri di famiglie reali sono detenuti. A queste si aggiungono altre 200 persone finite sotto inchiesta e interrogate. La maggioranza dei fermati ha versato una ingente somma di denaro in cambio della libertà. I soldi usati per finanziare piani di aiuti alla popolazione. 

 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Dopo oltre tre mesi, le autorità saudite mantengono ancora oggi in stato di arresto almeno 95 personalità di primo piano, fermate nel contesto di una massiccia campagna anti-corruzione lanciata dal principe ereditario Mohammed bin Salman (Mbs). A queste si aggiungono altre 200 persone finite sotto indagine e interrogate, tutte appartenenti a famiglie di primo piano del Paese o esponenti [un tempo] della leadership al potere. 

Secondo le voci critiche, dietro la campagna anti-corruzione lanciata dal numero due del regno ultraconservatore wahhabita si cela una vera e propria epurazione delle famiglie rivali, per consolidare il potere. In totale, riferisce il network saudita a-Arabiya, sono più di 350 le persone - fra cui principi, ministri, ex ministri e potenti uomini di affari - a finire in stato di fermo. 

In un primo momento le personalità arrestate sono state rinchiuse all’interno delle suite del celebre Ritz-Carlton hotel di Riyadh, nella capitale. Nelle scorse settimane le persone ancora in stato di arresto sono state trasferite in carcere e l’hotel ha potuto riaprire al pubblico. 

Il mese scorso il procuratore generale dell’Arabia Saudita Cheikh Saoud al-Mojeb aveva annunciato che la maggioranza dei fermati aveva accettato di versare un ingente contributo in denaro nelle casse del Paese, in cambio della liberazione. Le somme corrisponderebbero, secondo le autorità del ministero del Tesoro, al denaro sottratto in precedenza in modo fraudolento dagli arrestati per una somma complessiva di circa 100 miliardi di dollari. 

La maggioranza degli arrestati hanno accettato la transazione versando “denaro contante, beni immobili e altri possedimenti” in cambio della liberazione. Di contro, almeno 95 persone restano tuttora in stato di arresto e rinchiuse in carcere. 

Il denaro recuperato dal governo dovrebbe essere reinvestito per finanziare un piano milionario di aiuti alla popolazione, in difficoltà per l’aumento progressivo del costo della vita e il taglio ai sussidi statali.

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