23/11/2018, 11.48
MYANMAR-BANGLADESH
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Rohingya, profughi preferiscono i barconi ai campi in Myanmar

Il governo birmano si dichiara pronto al loro rimpatrio, ma Dhaka rinvia il processo a fine dicembre. La disperazione dei rifugiati rianima la tratta di esseri umani. Intercettata nel Golfo del Bengala la prima imbarcazione a lasciare il Bangladesh. Arrestati e trasferiti 106 Rohingya: erano alla deriva nelle acque a largo di Yangon.

Sittwe (AsiaNews/Agenzie) – Anche gli oltre 5mila profughi Rohingya che vivono nei campi costruiti sulla “linea zero”, zona cuscinetto al confine tra Myanmar e Bangladesh, si rifiutano di prender parte al processo di rimpatrio organizzato dai due governi. Nel frattempo, autorità bangladeshi ed organizzazioni umanitarie internazionali temono che i rifugiati, inseguendo il sogno di un nuovo inizio, tornino ad esser preda dei trafficanti di esseri umani. In questi giorni, aumentano controlli e pattuglie e le forze di sicurezza intercettano le prime imbarcazioni.

Con il trasferimento dei primi 2.260 rifugiati, era previsto per lo scorso 15 novembre l’inizio delle operazioni di rimpatrio dei Rohingya fuggiti in Bangladesh dal Myanmar, tra il 2016 ed il 2017. Nessuno ha però espresso la volontà di tornare indietro, almeno fino a quando Naypyidaw non garantirà loro “sicurezza e diritti di cittadinanza”. Sebbene il governo birmano si dichiari pronto ad accogliere i profughi di ritorno, Dhaka ha annunciato il rinvio del processo alla fine di dicembre prossimo.

Mohammad Hussin, 60 anni, leader della comunità del campo per sfollati interni di Kal Pyin a Sittwe (capitale dello Stato birmano di Rakhine), afferma: “I profughi non vogliono tornare dal Bangladesh perché i rimpatriati come me [vittime delle violenze settarie del 2012] vivono da anni nei campi governativi e non sono stati ancora in grado di tornare ai loro villaggi”.

Nel frattempo, la disperazione dei rifugiati rianima la tratta di esseri umani. Mentre nei campi i funzionari dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhrc) sono impegnati in campagne informative sul fenomeno, trafficanti a bordo di pescherecci traballanti sfruttano le loro speranze: in cambio di denaro, si offrono di guidarli in un pericoloso viaggio nel Sud-est asiatico.

La prima imbarcazione a lasciare il Bangladesh per la Malaysia dalla fine dei monsoni è stata intercettata dalle forze dell'ordine nel Golfo del Bengala. Tuttavia, i funzionari avvertono che ne seguiranno altre. Ikbal Hossain, vicecapo della polizia di Cox's Bazar, afferma che le pattuglie della guardia costiera sono state potenziate, per impedire il traffico lungo la rotta per la Malaysia, chiusa nel 2015.

Il 16 novembre scorso, le autorità birmane hanno intercettato 106 Rohingya su un barcone alla deriva nelle acque a largo di Yangon. Il gruppo era fuggito dal Rakhine nel 2012. Raggirati con una promessa di lavoro in Malaysia, Paese che ospita una delle più grandi comunità Rohingya (circa 150mila persone), i rifugiati avevano lasciato Sittwe il 25 ottobre. Il viaggio era costato tra i 400 ed i 500mila kyat (220-275 euro). Tratti in salvo, i profughi sono stati arrestati (foto) e due giorni fa hanno fatto ritorno ai rispettivi villaggi in Rakhine.

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