17/09/2019, 11.59
IRAQ - ISLAM
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Sacerdote caldeo: Mosul guarda a lavoro e ricostruzione, non ai messaggi di al-Baghdadi

Dopo mesi di silenzio il leader dell’Isis torna a farsi sentire. In un audio invita a rafforzare l’impegno militare e nella propaganda jihadista. Don Paolo: parole che non hanno avuto “una vasta eco”. La speranza comune è di “tornare preso alla normalità”, servono “pazienza, coraggio e fede”. 

Mosul (AsiaNews) - Il nuovo messaggio del “califfo” Abou Bakr al-Baghdadi, rilanciato ieri dai canali ufficiali dello Stato islamico (SI, ex Isis), non ha avuto sinora “una vasta eco” nei territori un tempo sotto il controllo jihadista. È quanto sottolinea ad AsiaNews don Paolo Thabit Mekko, sacerdote caldeo a Karamles, nella piana di Ninive (nord Iraq), commentando l’audio di circa 30 minuti nel quale il leader invita i fedelissimi a raddoppiare gli sforzi nel campo della predicazione, dei media, militare e della sicurezza. Un invito a combattere che, almeno per il momento, non sembra impensierire più di tanto la popolazione di Mosul e della piana, impegnata in una lenta e faticosa opera di ricostruzione. 

Dopo un silenzio di alcuni mesi [l’ultimo messaggio è di fine aprile], il leader e “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi torna a farsi sentire invitando i propri fedelissimi al combattimento e alla lotta, a dispetto delle sconfitte militari subite sul campo dell’ultimo periodo. Intitolato “Agite”, l’audio è una vera e propria chiamata alle armi, in cui si esortano i miliziani a non desistere, a soccorrere quanti sono rinchiusi in carcere e le loro famiglie nei centri di accoglienza per sfollati (Idp). 

Dopo una rapida ascesa fra la seconda metà del 2014 e il 2105 in Siria e Iraq, arrivando a conquistare metà del territorio e macchiandosi di crimini gravissimi contro l’umanità, i jihadisti hanno perso progressivamente terreno. Oggi controllano una piccola area a cavallo fra i due Paesi; tuttavia, l’ideologia resta viva e la sconfitta militare non cancella la minaccia. Sul leader al-Baghdad pende una taglia di 25 milioni di dollari; a più riprese egli è stato dato per morti o ferito.

“Fate del vostro meglio […] - ha affermato al-Baghdadi nel messaggio rilanciato dal sito specializzato Site e ritenuto credibile dagli esperti - per salvare i vostri fratelli e sorelle […] e forzare le mura” delle prigioni nelle quali sono rinchiusi. “Come può un musulmano - ha proseguito - continuare a vivere mentre donne musulmane languiscono nei campi di dispersione e in una prigionia umiliante” facendo riferimento all’Iraq, alla Siria e “ai quattro angoli del mondo”.

Nell’audio al-Baghdadi insiste poi sugli aspetti religiosi e commenta la seconda “battaglia di attrito” che ha visto fra il 2 e l’11 agosto scorsi ben 152 attacchi rivendicati o attribuiti all’Isis in 10 province dell’Iraq. E la voce che si sente, per la direttrice Site Rita Katz, sembra “decisamente” quella del leader estremista e la registrazione appare recente.

Tuttavia, il messaggio secondo don Paolo non ha avuto vasta eco sui media e fra gli irakeni almeno in queste prime ore. “Stamattina ero al mercato generale di Mosul - racconta il sacerdote caldeo - e la situazione era di grande normalità. La città porta ancora i segni della distruzione, soprattutto nella parte occidentale, ma la gente ha voglia di ricostruire e riprendere le attività”. La vita, prosegue, “qui è normale anche se ogni tanto ci sono attacchi e non si può escludere la presenza di cellule dormienti o lupi solitari”. 

L’Isis come “movimento organizzato”, aggiunge, per ora sembra alle spalle anche se “ogni tanto questi gruppi vogliono far sentire la loro presenza”. Anche nella piana di Ninive, oggetto di recente di forti tensioni per la presenza di milizie sciite, “la speranza è di poter tornare preso alla normalità” e che il controllo della sicurezza sia affidato “alla polizia ufficiale irakena”. I cristiani di Karamles hanno ripreso “le normali attività, organizzando celebrazioni nei santuari e incoraggiando il ritorno dei profughi “sebbene il processo - conclude don Paolo - continui a essere lento: bisogna completare la ricostruzione e promuovere il lavoro. Servono tanta pazienza, coraggio e fede”. 

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