18/08/2020, 10.41
LIBANO
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Salvi i vetri fenici del Museo nazionale. Il restauro dei quartieri storici

di Pierre Balanian

Con le esplosioni al porto di Beirut si è distrutta una parte storica della città e c’è il rischio della distruzione dell’eredità culturale. Le parti devastate sono cimeli della tradizione ottomana e del primo contatto con l’occidente francese. La campagna del ministero dei Beni archeologici insieme all’Unesco. Ma vi sono sciacalli che approfittano della disperazione degli abitanti. Per i 300mila senzatetto si preparano dimore temporanee. “Ci vorranno anni” per la ricostruzione. La campagna "In aiuto a Beirut devastata".

Beirut (AsiaNews)- Le due esplosioni al porto di Beirut del 4 agosto scorso hanno devastato mezza città. Oltre alle perdite irrecuperabili di vite umane, di dispersi e feriti, c’è il rischio di perdere anche l’eredità culturale libanese. C’è anzitutto una buona notizia: i reperti storici del Museo nazionale, dove sono custoditi i primi vetri della storia, inventati dai fenici, sono salvi. Salvo anche quanto custodito nei depositi sotterranei dell’edificio, che dopo le esplosioni era rimasto allagato per la rottura delle condutture.

È necessario ricostruire i palazzi storici danneggiati dei quartieri vicino al porto. Questi edifici risalgono alla fine dell’Ottocento e sono testimoni della fine dell’impero ottomano e dell’inizio del colonialismo francese. Un fatto curioso: le turbolenze politiche e armate del Libano di oggi sembrano riprendere il filo della lotta franco-turca. Essa si conduce non solo in Libia, ma anche nel mare Egeo, fra Turchia e Grecia e per l’egemonia nella parte orientale del Mediterraneo, dove vi sono estensioni di depositi sottomarini di gas.

I quartieri di Jemeyze, Sursok, Mono, sono lo specchio di quel periodo. In questo luogo, già a metà dell’Ottocento sono arrivati i gesuiti per portare con le loro scuole, speranza e cultura in un’epoca di decadenza ottomana. Quei quartieri erano la porta di apertura all’occidente, il cuore di quello che sarebbe diventato il fulcro della francofonia libanese, a scapito delle lingue turca e araba. In questi quartieri nasceranno gli intellettuali, gli artisti, la borghesia vicina al potere coloniale.

Le esplosioni hanno squarciato facciate intere delle case tradizionali; fino alla vigilia del disastro ospitavano pub, ristoranti, laboratori artigianali, gallerie d’arte. In questa parte della città i giovani avevano la loro movida, e sono gli stessi giovani che oggi vediamo attivi nel pulire le strade, sgombrare macerie, visitare gli abitanti, distribuire aiuti.

Sono 300 mila gli sfollati senza tetto: essi sanno ormai che prima di riavere possesso delle loro case passerà molto tempo perché non si tratta solo di ricostruire, ma anche di restaurare.

Sono una quarantina i volontari dell’istituto di restauro dell’Università libanese che con la supervisione del ministero dei Beni culturali e dell’Unesco valutano i danni e programmano il da farsi. Fra gli oltre 1700 edifici e case danneggiate, hanno conteggiato 600 palazzi storici di valore culturale che andrebbero restaurati e portati al loro stato iniziale, e vigilano a che niente venga gettato via: tegole, pezzi di legno, brandelli di mattonelle, tutto viene portato in salvo.

Sarkis Al Khouri, direttore generale del ministero dei Beni archeologici, non nasconde la propria preoccupazione: “Per I lavori di restauro serviranno 300 milioni di dollari ed il governo non potrà certamente provvedere a garantire tale somma. Abbiamo iniziato una campagna basata su donazioni, ci siamo rivolti all’Unesco e ad Icrom; si sono uniti a noi anche alcune associazioni come Alif  ed Ecomos, ma serve l’aiuto del mondo intero”.

Intanto non mancano gli sciacalli. Approfittano della disperazione degli abitanti rimasti senza tetto e bisognosi di soldi, proponendo di acquistare a prezzi stracciati I loro beni immobili, per futuri investimenti miliardari. Presi dallo sconforto, dal desiderio di lasciare il Paese diventato il cimitero dei loro sogni, Molti proprietari vendono a questi intermediari. Per porre fine a questo fenomeno e salvare il patrimonio nazionale, il ministero dei Beni comuni e la Municipalità di Beirut insieme al Governatore della capitale hanno emanato un’ordinanza che vieta l’acquisto o la vendita di beni immobili danneggiati dalle esplosioni.

Per ora la maggior spesa è quella di proteggere i tetti scoperchiati con drappi di plastica, per evitare che la pioggia di fine estate possa danneggiare ulteriormente gli edifici.

Beirut vuole ritrovare il suo splendore. Ma intanto i senzatetto sono preoccupati per dove stare. Vorrebbero riavere le loro case al più presto, mentre si cerca di garantire loro delle case temporanee. Per i restauri, Sarkis ammette che “ci vorranno anni, in quanto esistono soffitti che avevano affreschi che anch’essi andrebbero riportati come erano”. Insomma una lunga storia, una storia infinita per un Libano sempre in equilibrio fra distruzione e ricostruzione.

A sostegno della popolazione di Beirut e del Libano, in appoggio alla Caritas Libano, AsiaNews ha deciso di lanciare la campagna "In aiuto a Beirut devastata". Coloro che vogliono contribuire possono inviare donazioni a:

- Fondazione PIME - IBAN: IT78C0306909606100000169898 - Codice identificativo istituto (BIC): BCITITMM -

   Causale: “AN04 – IN AIUTO A BEIRUT DEVASTATA”

-  attraverso il sito di AsiaNews alla voce “DONA ORA”

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