16/09/2021, 12.01
LIBANO
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Sanità al collasso: Caritas Libano si muove per trovare medicine

di Dario Salvi

Oggi e domani in programma la visita del direttore generale dell’Oms per rispondere a una crisi “di una complessità senza precedenti”. Ad agosto decine di malati oncologici hanno manifestato davanti agli uffici Onu. P. Abboud: il problema di fondo è la “corruzione”, nazione “depredata” dalla classe politica. Mantenere la speranza e alimentare la solidarietà. 

Beirut (AsiaNews) - In Libano “non si trovano le medicine” e molti “bussano alle porte della Caritas” in cerca di aiuto, soprattutto per i farmaci salvavita. “Noi facciamo il possibile”, cercando di recuperarli anche attraverso canali all’estero “ma è un’impresa difficile” perché “costano molto”. La situazione sanitaria nel Paese dei cedri ha raggiunto livelli “drammatici” come racconta ad AsiaNews p. Michel Abboud, presidente di Caritas Libano, che attraverso media e social lancia “un appello per l’invio di aiuti”. Vi sono malati attaccati ai respiratori, prosegue, “morti perché le interruzioni di corrente elettrica hanno bloccato le macchine. Storie drammatiche che non si sentono, ma che ci vengono confidate dai familiari”. 

Da tempo il Libano vive una cronica mancanza di medicine e nell’attesa si muore. Una crisi nelle scorte che si somma alla catastrofica condizione negli ospedali frutto di un intero sistema al collasso. “Molti farmaci non arrivano - conferma p. Abboud - e se anche arrivano, poi non si trovano sugli scaffali o hanno costi esorbitanti. Tanti malati cronici si rivolgono alla Caritas, per farmaci contro l’ipertensione o il diabete. I chemioterapici, con i malati di cancro che muoiono in attesa di una cura, e non si trovano nemmeno i vaccini di base per i bambini”.

Vi sono casi di persone che vanno oltre confine, in Turchia, ma anche in questo caso lo scoglio del prezzo, spesso insostenibile, finisce per far crollare le residue speranze. “Si vede sempre più gente venire in Libano dall’estero, atterrare negli aeroporti - prosegue il presidente Caritas - con valigie piene di medicinali per parenti e amici. Non sappiamo ancora le dimensioni esatte del fenomeno, quanti libanesi sono morti per mancanza di cura, noi stessi abbiamo cercato di fare un’inchiesta per valutare le variazioni nel tasso di mortalità. Intanto cerchiamo di fare il possibile, fornendo pannelli solari o batterie per alimentare le macchine dell’ossigeno”.

Oggi e domani è in programma la due giorni di visita ufficiale del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus e del responsabile per il Mediterraneo orientale Ahmed Al Mandhari. In agenda incontri con le massime istituzioni e una tappa alla Central Drug Warehouse, distrutta nella drammatica esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020. I vertici dell’Oms parlano di “crisi di una complessità senza precedenti” che ha avuto “serie ripercussioni sul sistema sanitario” nazionale e, più in generale, sulla “salute stessa delle persone”, a fronte di una popolazione “già altamente vulnerabile”.

Il Libano vive una delle peggiori crisi economiche degli ultimi 150 anni, causata da decenni di corruzione e cattiva gestione da parte di una classe politica che ha accumulato debiti e fatto poco o nulla per sostenere la produzione interna. La nazione dipende in larghissima parte dalle importazioni, insostenibili con la moneta locale che ha perso il 90% del proprio valore dal 2019 e le riserve della Banca centrale prosciugate. Ad agosto decine di malati oncologici hanno manifestato davanti agli uffici Onu a Beirut, invocando aiuti internazionali. 

“Tutto è legato alla corruzione - conferma p. Abboud - perché il Libano non è un Paese povero, ma un Paese depredato da una classe politica e dirigente che lo ha impoverito. Covid ed esplosione al porto sono grandi drammi, ma le cause primarie sono da ricercare altrove”. Il nuovo governo annunciato la scorsa settimana “è fonte di speranza”, ma va giudicato alla prova dei fatti auspicando possa “cambiare qualcosa”o perlomeno “arrestare” la discesa verso il baratro. Intanto la Caritas ha avviato diverse iniziative, dalla ricerca di medicinali alle cure per i bisognosi. “Stiamo andando nei villaggi - racconta - con dottori egiziani per fare operazioni gratuite di cataratta. Oltre cento in poco tempo, ma le richieste sono migliaia e vi sono persone da due anni in attesa dell’intervento”. Il sacerdote lancia infine un appello: “Dobbiamo tenere duro ed essere uniti, mantenere la speranza - conclude - perché un giorno questa crisi possa essere messa alle spalle”. 

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