10/09/2021, 15.32
LIBANO
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Beirut, Mikati forma il governo: dovrà salvare il Libano dal collasso

di Fady Noun

Dopo 13 mesi di attesa il Libano ha un nuovo esecutivo nel pieno dei propri poteri. Il neo premier avverte: “Dovremo tutti tirare la cinghia”. Egli ribadisce le radici arabe ma apre agli aiuti di tutti, compresa la Siria. Nella compagine di governo diverse figure apartitiche, che godono di grande reputazione. 

Beirut (AsiaNews) - Dopo 13 mesi di attesa, giorno dopo giorno senza una svolta, oggi il Libano saluta infine la formazione di un nuovo esecutivo nel pieno dei propri poteri. Il Paese dei cedri era senza un governo dalle dimissioni del gabinetto presieduto da Hassan Diab, a pochi giorni di distanza dalla devastante esplosione al porto di Beirut il 4 agosto 2020, che ha causato oltre 210 morti e distrutto i quartieri portuali della capitale. 

Il presidente Michel Aoun e il Primo Ministro incaricato Najib Mikati, deputato della circoscrizione di Tripoli, capoluogo del Nord Libano, “hanno sottoscritto il decreto per la formazione del nuovo governo, in presenza del presidente del Parlamento Nabih Berry” si legge in una nota diffusa dall’entourage del capo dello Stato. 

La notizia è arrivata in una sala stampa gremita al palazzo presidenziale ed è stata subito rilanciata a una popolazione che aveva ormai quasi perso tutte le speranza di veder nascere un governo che potesse salvarla dal collasso economico e dalla povertà. Una crisi definita fra le peggiori al mondo dal 1850 a oggi dalla stessa Banca mondiale, con una inflazione alle stelle e licenziamenti di massa che hanno spinto circa il 75% della popolazione al di sotto della soglia di povertà, secondo le Nazioni Unite. L’annuncio del nuovo esecutivo ha provocato un forte calo del dollaro sul mercato libero, che in poche ore è sceso da 19.500 sterline a meno di 16.000 sterline. 

La nuova compagine di governo è formata da personalità estranee al mondo della politica, alcune delle quali godono di grande reputazione come il dottor Firas Abiad, direttore dell’ospedale governativo Rafic Hariri, punta di diamante nella lotta al coronavirus; Abdallah Bouhabib, ex ambasciatore del Libano a Washington, incaricato degli Affari esteri; il giudice Abbas Halabi, a cui è stato affidato il portafoglio dell’Istruzione nazionale e dell’università; Georges Cardahi, famoso presentatore televisivo, all’Informazione. Una sola donna in questa squadra, Najla Riachi, a cui è stato assegnato il portafoglio dello Sviluppo amministrativo.

Il governo formato da 24 ministri - 12 cristiani di cui cinque maroniti, tre greco-ortodossi, due greco-cattolici, un armeno ortodosso e uno delle minoranze e 12 musulmani, fra cui cinque sunniti, cinque sciiti e due drusi - dovrebbe tenere la prima riunione lunedì 13 settembre alle 11 ora locale, come ha annunciato il segretario generale di gabinetto Mahmoud Makiyye. Molte le sfide che attendono il prossimo esecutivo, in particolare la conclusione di un accordo con il Fondo monetario internazionale (Fmi) i cui colloqui sono interrotti dal luglio 2020.  Per la comunità internazionale questo è un passo essenziale per far uscire il Libano dalla crisi e sbloccare altri aiuti sostanziali in questo momento di grande bisogno. Parlando alla stampa mentre lasciava il palazzo presidenziale, il nuovo capo del governo ha assicurato che l’esecutivo si adopererà per risanare l’economia. “Ma dovremo tutti stringere la cinghia, a cominciare da me” ha poi aggiunto il miliardario di Tripoli che, insieme al fratello Taha Mikati, detiene la maggioranza in più di una società di telecomunicazioni

“Non formo un governo ma un team di lavoro al servizio dei libanesi” ha dichiarato Mikati ai giornalisti prima di recarsi a Baabda, il palazzo presidenziale. “L’importante è la fiducia della gente e la solidarietà dei libanesi per ricostruire lo Stato. Uno Stato forte - ha quindi aggiunto - è nell’interesse di tutti”. Mikati ha infine insistito sulle radici arabe del Libano alle quali è ancorato e si è detto aperto a tutti gli Stati che lo aiuteranno a uscire dalla sua crisi, compresa la Siria, con la quale parte dell’establishment politico libanese intrattiene rapporti a dir poco freddi. E si è impegnato a rispettare tutti i passaggi previsti dalla Costituzione, a partire dal voto alle elezioni amministrative del maggio 2022, sperando che non intervengano stravolgimenti tali da impedire le operazioni di voto. 

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