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» 16/01/2012 12:23
CINA – A. SAUDITA – IRAN
Sanzioni e minacce, Pechino pronta a scaricare Teheran
Il governo cinese aumenta di colpo il giro d’affari con l’Arabia Saudita e firma accordi per condividere giacimenti ricchissimi. Un segnale all’Iran, nell’occhio del ciclone per il suo programma nucleare.

Abu Dhabi (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese sembra intenzionato a cambiare la propria strategia mediorientale e a lasciare il governo iraniano al proprio destino. Il recente tour (ancora in corso) del premier Wen Jiabao nei Paesi del Golfo ha infatti già ottenuto alcuni risultati molto importanti, primo fra tutti l’accordo fra Pechino e Riyadh per la costruzione di una raffineria per 400mila barili di petrolio al giorno.

Da Abu Dhabi, nel corso di un vertice sull’energia pulita, il premier cinese ha assicurato poi che il suo Paese “continuerà a promuovere la pace in Medio Oriente”, regione ricca di petrolio e teatro di tensioni crescenti a causa del programma nucleare iraniano e delle minacce di sanzioni contro l'Iran. “In quanto membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, la Cina continuerà a promuovere la pace in Asia occidentale”. Questa regione, ha aggiunto, “ha una posizione strategica importante, dato che possiede il 40 % delle riserve mondiali di petrolio”.

Wen è arrivato ad Abu Dhabi al termine di una visita di due giorni in Arabia Saudita, nel corso della quale cinesi e sauditi hanno firmato diversi accordi energetici: in particolare spicca quello fra il gruppo saudita Aramco e il cinese Sinopec per la costruzione di una raffineria da 400mila barili al giorno sulla costa occidentale saudita. In questo modo, Pechino potrebbe fare a meno del petrolio iraniano.

Cina e Arabia Saudita hanno una lunga storia di cooperazione commerciale. Al momento, il regno wahabita è il principale partner energetico di Pechino e l’interscambio commerciale fra le due nazioni – nei primi 11 mesi dello scorso anno – ha toccato la cifra recordo di 58,5 miliardi di dollari. I due hanno anche firmato un memorandum di intesa per la costruzione di un’industria petrolchimica a Tianjin e per “l’uso pacifico del nucleare”.

Questa impennata di accordi sembra essere un segnale al governo iraniano, nell’occhio del ciclone per le sue attività nucleari non consentite dalla comunità internazionale. Gli Stati Uniti stanno applicando le sanzioni decise in maniera unilaterale anche alle aziende cinesi che operano con Teheran: il caso della Zhuhai Zhenrong, multata da Washington per aver continuato a comprare il petrolio iraniano, ha irritato Pechino ma ha creato anche molte preoccupazioni.

Per cercare di parare il colpo e non perdere clienti importanti, il governo degli ayatollah ha applicato diverse misure. Dopo aver minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 40 % del petrolio del mondo trasportato via mare, l’Iran ha fatto pressioni ieri sulle monarchie arabe del Golfo affinché “non prestino il fianco agli Occidentali aumentando la produzione e l’esportazione di petrolio”. Alcuni Stati del Golfo, al momento, potrebbero garantire infatti l’offerta di greggio in sostituzione delle esportazioni di petrolio iraniano, minacciate da embargo.

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