03/01/2007, 00.00
CINA
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Scarsi profitti per i marchi di lusso

Le grandi marche occidentali, accorse per il boom economico e la potenziale vastità del mercato, vendono molto meno del previsto. Fanno eccezioni le automobili di gran lusso.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I prodotti di lusso dei grandi marchi occidentali hanno difficoltà ad affermarsi nel mercato cinese. Le vendite sono molto inferiori al previsto mentre aumentano i costi per l’affitto e la mano d’opera, tanto che molte compagnie non escludono di poter andare via. Fanno eccezione le automobili di gran lusso le cui vendite sono in rapido aumento.

 

Allettati da una costante crescita economica annua del Paese superiore al 10%, i grandi marchi occidentali, da Cartier a Chanel a Versace, hanno aperto importanti negozi nei quartieri più costosi delle grandi città. Ma secondo Ivan Kwok, dirigente del Boston Consulting Group, finora solo il 10% circa di loro ha ottenuto gli attesi guadagni.

 

Gli analisti osservano che il reddito medio annuo dei residenti urbani, sebbene raddoppiato dal 1996, è pari ad appena 1.327 dollari Usa, circa il costo di una borsa Louis Vuitton.

Jonathan Anderson, economista capo per l’Asia della Union Bank of Switzerland, stima la classe media con questo reddito pari a non più di 65-75 milioni di persone, rispetto ai 250-300 milioni dei dati ufficiali.

 

Ma buona parte della classe media cinese non dispone, a differenza di altri Paesi, di servizi gratuiti o a basso costo con riferimento, ad esempio, alla sanità, all’istruzione scolastica, all’abitazione. Per cui una parte significativa del reddito è destinata a pagare l’abitazione, le spese mediche anche future e l’educazione del figlio. Sempre Anderson indica la forte propensione al risparmio della popolazione cinese, che globalmente ammonta a circa il 50% del Prodotto interno lordo, mentre la percentuale è del 30% in Giappone, del 39% a Hong Kong e del 14% negli Stati Uniti.

Inoltre i prodotti di lusso sono colpiti da alti dazi e tasse che arrivano ad aumentarne il prezzo anche del 35% rispetto a Hong Kong e altri vicini mercati.

 

In definitiva esperti ritengono che siano interessati a questi prodotti i 15 milioni di cinesi con reddito annuo superiore a  250mila yuan (31.970 dollari Usa), secondo i ricercatori della AC Nielsen.

Ma hanno successo soprattutto i prodotti che rappresentano uno status symbol e che sono desiderati, per cui le ditte debbono affrontare importanti costi di pubblicità nel Grande Paese. Nigel Luk, direttore operativo della Cartier in Cina, dice a Bloomberg che la ditta spende circa 9 milioni di dollari l’anno solo per rendere più conosciuto il marchio.

 

Il mercato rimane interessante per le prospettive future: ci sono 320mila milionari alla fine del 2005 con un aumento del 6,7% nell’anno, rispetto ai 2,7 milioni degli Usa e ai 448mila della Gran Bretagna, secondo le stime di Merryl Linch. Ma analisti della Morgan Stanley prevedono che per il 2015 saranno non meno di 100 milioni gli acquirenti di generi di lusso.

Intanto alcuni prodotti già hanno un grande successo. A Shanghai, riferisce Bloomberg, il negozio di 900 mq. della Louis Vuitton ha subito esaurito la borsa ritenuta più alla moda, che costa 24.200 yuan (3.095 dollari), e ora ci sono prenotazioni per una lista di attesa di settimane.

 

Un discorso a parte vale per i beni di particolare lusso come le auto, che possono accontentarsi anche di poche vendite. Lo scorso novembre all’Auto Show di Pechino in pochi giorni sono state vendute una Rolls-Royce Phantom per 6,6 milioni di yuan (838.680 dollari) e una Bentley Arnage Mulliner per 6,48 milioni. Nel 2005 la Bentley ha venduto 64 auto, tra cui 30 modelli Arnage con un prezzo minimo di 3,88 milioni.  Sempre nel 2005 le vendite della Jaguar sono cresciute del 220% e quelle della Land Rover del 107%. La Ferrari prevede che la Cina diventerà il suo 5°-6° miglior mercato entro pochi anni. (PB)

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