18/08/2009, 00.00
CINA
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Scontri e proteste in una Cina che si scopre ogni giorno più inquinata

Nello Shaanxi scontri tra la polizia e i cittadini che protestano contro una fabbrica inquinante. Le autorità continuano a sacrificare i diritti dei cittadini in nome dello sviluppo. Intanto gli autori di un grave inquinamento sono condannati al carcere: per la prima volta.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Oltre 1000 abitanti di Fengxiang (Shaanxi) si sono scontrati ieri con la polizia davanti alla fonderia Dongling Lead and Zinc Smelting, che accusano di avere avvelenato oltre 600 bambini. Intanto nel villaggio Honghu, vicino Nansha, il governo ha espropriato la terra ai residenti per realizzare un importante stabilimento chimico: ora ha detto che non lo farà perché inquinante, ma non restituisce la terra e non paga il previsto indennizzo. Nella Cina del miracolo economico, sempre più il sistema di sviluppo lodato dal mondo si rivela disastroso per la popolazione.

A Fengxiang la popolazione ha dimostrato per tre giorni in modo pacifico, bloccando le strade intorno alla fonderia e chiedendo l’intervento delle autorità, senza esito. Ieri hanno cercato di entrare nella fabbrica e le autorità hanno fatto intervenire la polizia, scatenando gli scontri.

Nelle ultime settimane sono esplosi continui scandali di fabbriche inquinanti che hanno avvelenato il sangue dei residenti, soprattutto bambini. Nel villaggio di Liuyang (Hunan) la gente ha protestato dopo che oltre 500 residenti sono risultati avvelenati dai metalli pesanti usati dalla ditta e poi gettati in acque e suolo.

A Honghu era prevista un’importante raffineria petrolifera, un consorzio da 9 miliardi di dollari tra il gigante cinese Sinopec e la multinazionale Kuwait Petroleum Corporation, per produrre ogni anno 15 milioni di tonnellate di benzina e 800mila tonnellate di etilene. L’impianto avrebbe anche dovuto dare lavoro ad oltre la metà degli abitanti di Honghu. Le autorità hanno espropriato terre e case dei contadini, ma ora hanno deciso di spostare l’impianto sull’isola Donghai (Zhanjiang), perché troppo inquinante.

I residenti sono rimasti senza lavoro e senza soldi: le terre sono state espropriate da due anni, ma non hanno avuto i previsti indennizzi.  Ricevono appena 700 yuan ciascuno al mese, quali interessi bancari dei 63 milioni di yuan stanziati per gli indenizzi. Intanto, nemmeno si parla di restituire loro la terra.

Nel Paese le esigenze dello sviluppo economico hanno spesso prevalso su quelle della popolazione, spesso priva di strumenti per ottenere tutela e costretta a scendere in piazza per farsi sentire.

In questa situazione, l’agenzia statale Xinhua ha riportato con evidenza la prima importante condanna per inquinamento: un tribunale di Yancheng (Jiangsu) ha condannato Hu Wenbiao e Ding Yuesheng a 11 e 6 anni di carcere, quali responsabili dell’impianto chimico Biaoxin che ha scaricato per 16 mesi in un fiume idrobenzene e fenolo, sostanze tossiche e cancerogene, causandone un grave inquinamento. I media sottolineano che è la prima condanna di questo tipo: in genere i responsabili se la cavano con una multa. Analisti osservano che nessuno si chiede come ciò sia potuto accadere all’insaputa delle autorità addette al controllo.

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