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    » 18/09/2015, 00.00

    ISRAELE

    Scuole cattoliche: Vescovi europei con la Chiesa di Terra Santa per la libertà di educazione



    Nel messaggio conclusivo della Ccee i prelati sottolineano che fra i diritti “fondamentali” vi è quello di educare i figli secondo le “proprie convinzioni”. E lo Stato (israeliano) deve garantire parità di trattamento. Studentessa cattolica di Haifa: disparità di trattamento. Insegnante di inglese: cittadini come gli altri.

    Gerusalemme (AsiaNews) - Fra i diritti “fondamentali” di ogni individuo vi è anche quello di “educare i figli in base alle proprie convinzioni”. Nel contesto della situazione israeliana, perché “questa libertà sia possibile” è necessario che “le scuole cattoliche possano portare avanti il loro compito educativo, a beneficio di tutta la società, con tutti i mezzi atti a sostenerla”. È quanto sottolineano i vescovi europei, nel messaggio conclusivo dell'Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee), tenuto quest’anno in Terra santa dal'11 al 16 settembre. Anche la Chiesa del Vecchio continente si schiera accanto a studenti, genitori e manifestando che da due settimane protestano contro il taglio dei fondi alle scuole cattoliche. “I vescovi europei riaffermo questo diritto innato anche in Terra Santa - prosegue il comunicato - e sostengono i sacerdoti e le famiglie preoccupati per l’educazione dei loro bambini”. 

    Dall’inizio del mese le scuole cristiane in Israele sono in sciopero. Professori e alunni denunciano una doppia discriminazione nei confronti delle proprie istituzioni: il governo ha ridotto le sovvenzioni che ormai coprono solo il 29% delle spese; allo stesso tempo, pone un limite alle rette che le scuole possono ricevere dalle famiglie. La battaglia di genitori e alunni è sostenuta dalla Chiesa di Terra Santa

    La discriminazione è un dato di fatto evidente, se si paragona a quanto avviene con le scuole ebraiche ultra-ortodosse, sovvenzionate in toto dal governo e che non subiscono ispezioni dal ministero dell’Educazione, sebbene esse non siano in regola col curriculum degli studi. Il tema delle scuole è stato uno dei punti chiave al centro del recente incontro fra papa Francesco e il presidente Reuven Rivlin, alla sua prima visita ufficiale in Vaticano. 

    I negoziati avviati sinora per dirimere la controversia si sono rivelati inefficaci, con le scuole che chiedono 50 milioni di dollari per poter aprire e il governo disposto a scucirne solo cinque. I leader cristiani confermano la loro linea di netto rifiuto di integrarsi nel contesto degli istituti di Stato, perdendo così la loro identità e la loro missione nella società. 

    “Le nostre scuole non ricevono lo stesso trattamento delle altre scuole private” afferma la 16enne May Ayoub, cattolica di Haifa. La giovane fa riferimento agli istituti ultra-ortodossi Hinuch Atzmai affiliato allo United Torah Judaism e la Ma’ayan Hahinuch Hatorani legata allo Shas. Reem Abunassar, insegnante di inglese, aggiunge che alla radice vi è un problema di giustizia e parità di trattamento: “Non siamo immigrati, siamo cittadini come gli altri e paghiamo le tasse”. 

    In Israele vi sono ad oggi 47 scuole cristiane, che garantiscono istruzione a oltre 33mila bambini, il 60% dei quali cristiani e circa il 40% musulmani, e una piccola rappresentanza ebraica. Anche i maestri e il personale non docente non è solo cristiano, poiché vi sono anche insegnanti (su un totale di 3mila) musulmani ed ebrei. Fino a qualche anno fa i fondi governativi coprivano il 65% delle rette, ma sono stati ridotti fino al 34% per poi scendere oggi al 29%, una cifra considerata insufficiente per coprire i costi.

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