19/06/2008, 00.00
CINA
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Secondo Pechino il terremoto "farà crescere" l'economia cinese

Esperti del governo sostengono che le opere di ricostruzione avrano effetti positivi sull'economia. Intanto Pechino arresta attivisti anticorruzione, non risponde ai genitori degli scolari morti sotto le scuole e lancia accuse contro ditte donatrici. La “strana” gestione del dopo terremoto.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Secondo il Centro d’informazione statale, organo consultivo di massimo livello, le grandi opere di ricostruzione dopo il terremoto faranno crescere dello 0,3% l’economia nel 2008. Il dato appare commisurato a servizi e strutture industriali, senza considerare le perdite di vite e i danni a privati. Intanto Pechino accusa ditte di non avere dato gli aiuti promessi, arresta gli attivisti che denunciano fenomeni di corruzione collegati al sisma e non risponde alle domande dei genitori dei quasi 9mila bambini morti sotto le scuole crollate. La “strana” gestione cinese del dopo terremoto, per evitare malcontento e proteste sociali.

Nel Paese crescono le critiche per la gestione del dopo terremoto. A Mianyang la polizia ha arrestato il 16 giugno Zeng Hongling, autrice di tre articoli su funzionari corrotti, che hanno permesso la costruzione di edifici poco solidi e fanno vivere gli sfollati in condizioni misere. E’ accusata di “possibile incitamento alla sovversione contro il potere statale”. Ieri è finito in carcere anche Huang Qi, fondatore del Centro per i diritti umani Tianwang, accusato di “possesso illegale di segreti di Stato”, anche se – dice il suo legale Mo Shaoping – non è chiaro quali siano questi segreti. Anche lui è critico verso le autorità della zona del sisma.

I genitori degli oltre 280 studenti periti sotto il dormitorio della Scuola media Muyu accusano che l’edificio era mal costruito e le porte chiuse a chiave e nessuno è potuto uscire. Li Haosheng, segretario del Partito comunista della contea di Qingchuan, ha promesso loro di fare indagini, dopo che lo hanno tenuto chiuso nella sua auto per un intero giorno. Ma il 9 giugno hanno ricevuto una lettera, senza timbri né firma, nella quale si dice che non ci saranno indagini. Ora lo cercano, ma decine di poliziotti non li hanno fatti entrare nel palazzo della contea, davanti al quale alcuni aspettano per giorni. La zona è ora interdetta ai media. Solo il 17 giugno, dopo oltre un mese, sono state annunciate indagini ufficiali su alcune scuole crollate, ma nemmeno si sa se riguardano tutte le scuole.

Pechino ha voluto mostrare efficienza e trasparenza in risposta al disastro. Ma ora molte zone del terremoto sono interdette ai media. E nemmeno riesce a dare un volto a tutte le quasi 70mila vittime: Song Ming, segretario del Pc della contea di Beichuan, ammette che dei 15.600 morti accertati hanno potuto identificarne solo 9mila. Lo stesso accade ovunque: ad esempio, perché ci sono molti migranti per lavoro.

Forse per sedare questo malcontento si arriva a magnificare che nonostante il disastro l’economia crescerà, quasi a voler dimostrare comunque l’efficienza dello Stato. Nel quadro si inserisce l’accusa di ieri del ministro del Commercio, che almeno 11 multinazionali - tra cui Wal-Mart, Unilever, Google, Texas Instruments e China Steel di Taiwan - hanno dato per aiuti meno delle promesse. Accuse subito negate da alcune imprese, che lamentano – come Mou Mingming, portavoce della Wal-Mart – che così il ministro “ha confuso l’opinione pubblica e creato malintesi verso la Wal-Mart”.

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