09/05/2017, 10.14
COREA DEL SUD
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Seoul, elezioni presidenziali: a metà giornata ha già votato oltre il 50%

La minaccia nucleare, la crisi economica e l’impeachment di Park hanno prodotto un tasso di partecipazione al voto di 10 punti percentuali superiore a quello del 2012. Il candidato favorito Moon Jae-in apre al dialogo con la Corea del Nord che ricambia con un suggerimento alla sua candidatura

Seoul (AsiaNews/Agenzie) - Affluenza record alle elezioni presidenziali della Sud Corea, secondo la Commissione elettorale nazionale, che sottolinea il forte interesse pubblico per la scelta del nuovo presidente che guiderà  il Paese per i prossimi cinque anni. Dopo il primo caso nella storia del Paese di deposizione di un presidente per corruzione, infatti, l’affluenza ha raggiunto il 55,4% alle 13, sette ore dopo l’apertura delle urne. Un dato che va aggiunto al 26,06% che ha partecipato alla sezione speciale di voto la scorsa settimana, per coloro che sono impossibilitati a recarsi presso le cabine elettorali. Il tasso di partecipazione è di 10,1 punti percentuali superiore al 45,3 per cento registrato nello stesso momento durante le ultime elezioni presidenziali nel 2012. Se il tasso di partecipazione supererà l'80 per cento, sarà paragonabile al dato record delle elezioni presidenziali nel 1997.

E’ record anche il numero degli elettori: infatti gli aventi diritto al voto sono 42,48 milioni, ovvero l'82% della popolazione costituita da 51 milioni di persone. I sudcoreani scelgono tra 13 candidati, ma la sfida è tra il candidato democratico Moon Jae-in, dato per favorito, e il centrista Ahn Cheol-soo, giudicato dai sondaggisti il suo principale sfidante. Gli elettori sono stati chiamati al voto dopo lo scandalo di corruzione che ha coinvolto l’ex presidente Park Geun-hye. "Ho sentito il serio desiderio della gente per il cambiamento del governo e creare un Paese degno di questo nome", ha detto Moon ai giornalisti al seggio elettorale istituito in una scuola media della capitale, in cui si è recato insieme alla moglie per votare.

Si tratta di un appuntamento elettorale attentamente monitorato dall’opinione pubblica internazionale per le tensioni crescenti con la Corea del Nord e a causa della crisi economica. La sicurezza interna ha rappresentato una costante preoccupazione durante tutte le fasi della campagna elettorale. Moon vuole incrementare il dialogo con la Corea del Nord, pur mantenendo pressioni e sanzioni, in contrasto con le politiche dell’ex leader Park che ha tagliato quasi tutti i legami. Perciò ha criticato le due precedenti amministrazioni conservatrici perché non hanno impedito lo sviluppo negli armamenti della Corea del Nord.

Dal canto suo la Corea del Nord ha lanciato un suggerimento chiaro su chi vorrebbe come vincitore di queste elezioni. Un editoriale del quotidiano del partito ha sostenuto che l'attuale rapporto Nord e Sud è stato costruito dai gruppi conservatori della Corea del Sud che essendo stati al potere negli ultimi dieci anni “hanno massimizzato la rivalità politica e militare all’interno dello stesso popolo”. Una presa di posizione a favore di Moon che in passato è stato tra gli artefici della cosiddetta “Politica del sole (Sunshine policy)”, quando Pyongyang e Seoul sapevano comunicare e collaborare. Una politica che si è interrotta definitivamente nel 2008 quando la Corea del Nord ha iniziato a sperimentare i dispositivi nucleari, ma che aveva già subito un duro colpo nel 2006 quando la Corea del Sud ha smesso di inviare aiuti a Nord.

Sul fronte economico il programma appare comune per tutti i candidati, ossia la necessità di proteggere il fragile recupero della quarta più importante realtà produttiva in Asia e di abbattere la disoccupazione giovanile che rimane costantemente elevata. Non sono mancate neanche le promesse di mettere un freno ai privilegi della classe politica sudcoreana nonché di riformare i conglomerati familiari - chaebols - che dominano l'economia domestica.

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