27/02/2020, 09.00
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Seoul, nuovo picco di contagi. Pyongyang prolunga le vacanze scolastiche

Il governo sudcoreano dichiara che 307 delle 334 nuove infezioni sono avvenute a Daegu. Nel Paese, il focolaio principale è una setta pseudo-cristiana. Pyongyang sceglie di isolarsi: prevenire è l’unica opzione. Mosca invia al regime 1.500 kit di test diagnostici per coronavirus.

Seoul (AsiaNews/Agenzie) – La Corea del Sud registra un altro picco giornaliero di 334 nuovi contagi da Covid-19, che portano a 1.595 il numero totale delle infezioni nel Paese. Le autorità sanitarie temono però di individuare altri casi nella città più colpita dall’epidemia, Daegu, e nelle regioni limitrofe: sono iniziati gli esami clinici su oltre 210mila membri di una setta pseudo-cristiana, al centro della rapida diffusione del virus a livello nazionale. Stamane l’emergenza coronavirus ha spinto le Forze armate di Corea del Sud e Stati Uniti a rinviare le annuali esercitazioni militari congiunte nella penisola. Ogni anno quest’ultime sono motivo di tensioni con il regime nordcoreano, che oggi annuncia il prolungamento delle vacanze scolastiche come ultima misura per evitare contagi.

Finora, Pyongyang non ha riportato alcun caso di Covid-19. Il Paese, che è soggetto a sanzioni internazionali a causa dei suoi programmi nucleari e missilistici, ha infrastrutture mediche deboli. Il regime si è isolato dal mondo esterno, chiudendo i suoi confini. Per gli analisti, prevenire è l’unica opzione. Il Nord ha vietato i turisti, sospeso treni e voli internazionali; messo in quarantena centinaia di stranieri, sotto  restrizioni così strette che l'ambasciatore russo ha definito “moralmente devastanti”. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato di aver fornito su richiesta di Pyongyang 1.500 kit di test diagnostici per coronavirus. “Speriamo che questo aiuti la Corea del Nord ad impedire che l'infezione penetri nel Paese”, afferma Mosca in una nota.

Nel frattempo, il governo di Seoul dichiara che delle 334 nuove infezioni, 307 sono avvenute a Daegu – 300 chilometri a sud-est della capitale – e quattro nella limitrofa provincia del Gyeongsang settentrionale. Il numero dei casi nelle due località è rispettivamente 1.017 e 321. Da quando quattro giorni fa Seoul ha alzato il livello di allarme per il virus a “rosso”, il più alto, le autorità sanitarie si sono concentrate sul contenimento dell’epidemia a Daegu, epicentro dell'emergenza nazionale. Il 20 gennaio scorso, la Corea del Sud ha individuato il suo “paziente 0”: una donna cinese proveniente da Wuhan, dove il virus ha avuto origine; ma il ritmo delle infezioni non è stato allarmante fino al 18 febbraio, quando è risultata positiva una donna di 61 anni, membro del ramo di Daegu di una setta chiamata Chiesa di Shincheonji, che ha molti rapporti con la Cina.

Il viceministro della sanità, Kim Gang-lip, ha dichiarato in un briefing quotidiano che le autorità contano di completare gli esami sui fedeli entro due o tre giorni. Kim riferisce che sono stati completati test su circa 1.300 membri del gruppo. In un comunicato, la setta di Daegu dichiara che a partire da ieri 833 dei suoi 1.848 seguaci sono risultati infetti. I rimanenti 7.446 membri sono in attesa del responso degli esami.

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