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    » 22/12/2006, 00.00

    COREA SUD – NORD

    Seoul denuncia attività nucleare sospetta in Corea del Nord



    Un parlamentare d’opposizione parla di attività frenetica in un tunnel presso il monte Mantap, dove ha avuto luogo il test atomico del 9 ottobre scorso. A Pechino, colloqui a 6 sul disarmo atomico ancora senza frutto.
    Seoul (AsiaNews/Agenzie) – Attività sospette sono state registrate in un’area remota della Corea del Nord, la stessa in cui il regime ha effettuato il suo primo test atomico il 9 ottobre scorso. Lo ha denunciato ieri un parlamentare sudcoreano.
     
    Chung Hyung-keun, del partito di opposizione Grand National, ha spiegato nel corso di una riunione con i leader politici nazionali che “sin dall’inizio del mese, registriamo un’attività frenetica in un tunnel nei pressi del monte Mantap, a Punggyeri”. L’area, a 350 chilometri a nord-est da Pyongyang, è la stessa in cui il regime ha sperimentato l’atomica all’inizio di ottobre 2006.
     
    Chung ha aggiunto che “alcuni lavori di ingegneria su larga scala vanno avanti nel posto. Secondo i responsabili dei servizi di sicurezza occidentali, quello può essere il luogo dove il regime vuole effettuare un secondo test nucleare”.
     
    I commenti del parlamentare arrivano proprio mentre a Pecino si chiudono senza frutto i colloqui a 6 sul disarmo nucleare di Pyongyang Pechino. I colloqui, disertati dalla Corea del Nord per più di un anno, cercano di convincere in maniera pacifica Pyongyang a rinunciare al suo progetto nucleare e smantellare i reattori in uso.
     
    Secondo l’inviato americano ai colloqui, Cristopher Hill, i negoziatori coreani e statunitensi lavorano insieme per rendere di nuovo effettivo l’accordo congiunto siglato dalle 6 potenze – Cina, Russia, Giappone, Stati Uniti e le 2 Coree - nel settembre 2005. Questi garantiscono al governo nordcoreano aiuti umanitari e garanzie politiche in cambio del totale disarmo.
     
    Tuttavia, secondo un rappresentante di Seoul presente ai colloqui, la Corea del Nord “rifiuta ogni trattativa, se prima gli Stati Uniti non concedono la riapertura dei conti congelati al regime presso le banche di Macao”. Per Washington, quei conti servono a riciclare denaro ed a contraffare valuta Usa.
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