12/07/2014, 00.00
MALAYSIA
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Sepang, parlamentare musulmano: sulla controversia Allah, violati i diritti dei cattolici

Mohamed Hanipa Maidin chiede giustizia per l’Herald Malaysia e la comunità cristiana, da tempo sotto attacco. La decisione di respingere il ricorso è contro la Costituzione, il caso è di rilevanza pubblica e tocca i principi dello Stato. Egli si chiede quale sia “il valore della libertà religiosa” in Malaysia e conferma che i cattolici non hanno violato alcuna norma o principio.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - La decisione della Corte federale, che ha rigettato la richiesta di appello avanzata dai cattolici in merito alla controversia Allah, "mi ha fatto infuriare. Come avvocato, trovo bizzarra la sentenza. E come musulmano, sono del parere che non è stata resa giustizia all'Herald" al quale i supremi giudici avrebbero dovuto "concedere" il ricorso. È quanto sottolinea in una lunga riflessione affidata alle colonne del settimanale cattolico Herald Malaysia il parlamentare musulmano Mohamed Hanipa Maidin, originario del distretto di Sepang. Egli spiega che "l'appello alla Corte federale non è un processo automatico", ma è prassi ormai consolidata "che i supremi giudici diano, di solito, il via libera al ricorso quando oggetto della contesa è un elemento di vitale importanza giuridica, un fatto di rilevanza pubblica o un argomento che tocca in modo diretto un principio costituzionale".  

Avvocato, membro del comitato centrale del Partito Islamico Panmalese (Pas), Maidin smonta la tesi dei giudici e rinnova sostegno e solidarietà alla Chiesa cattolica e alla comunità cristiana malaysiana, che si trova ad affrontare un momento delicato della propria storia. Da tempo la minoranza è vittima di attacchi mirati che hanno portato al rogo di chiese, alla profanazione di tombe cristiane e al sequestro di 300 Bibbie nel gennaio scorso. Dietro le violenze, lo scontro sull'uso della parola "Allah" per definire il Dio cristiano, che da annosa battaglia legale fra il governo di Kuala Lumpur e il settimanale cattolico Herald Malaysia - il 23 giugno scorso l'Alta corte ha respinto il ricorso dei cristiani - si è trasformata ormai in una controversia nazionale.

Per il legale "vi erano tutti i requisiti" per accogliere il ricorso presentanti dall'Herald, perché esso sollevava una diatriba costituzionale sulla corretta interpretazione di una norma, in particolare l'art. 11 che regola la libertà religiosa. E il fatto che siano stati assegnati ben sette giudici per dirimere sulla controversia sta a significare l'enorme "significato" di una vicenda che poi, alla fine, è stata "semplicemente negata" e messa da parte.

Il parlamentare musulmano si chiede anche quale sia il valore della libertà religiosa nel Paese, perché "nonostante il nome Allah venga usato in varie parti del mondo da non musulmani", un tribunale della Malaysia si arroga il diritto di decidere che "i non musulmani sono esclusi dall'utilizzo di questa parola sacra". È questo, aggiunge, il vero significato di libertà religiosa "immaginata dall'islam o dai nostri padri costituenti?". 

L'Herald non ha mai offeso né violato i principi costituzionali, conclude Mohamed Hanipa Maidin, e con questa semenza i supremi giudici hanno "abdicato" dal loro compito solenne di "proteggere i diritti di Davide contro Golia". Egli ricorda infine gli insegnamenti del grande saggio musulmano Ibnu al Qayyim Al Jauziyyah, secondo cui "l'islam è fatto di giustizia, misericordia e saggezza... qualsiasi elemento che viola questi principi non è in accordo con l'islam". 

In Malaysia, nazione di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni; la pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni dimostra come, sin dall'inizio, il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale. Su una popolazione di oltre 11 milioni di persone, i cattolici di Kuala Lumpur sono oltre 180mila; i sacerdoti sono 55, i religiosi 154, mentre vi è un solo diacono permanente. 

 

 

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