18/12/2009, 00.00
CINA
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Shaolin, i monaci del kung fu diventano una marca di successo per fare soldi

Il governo sta trattando con un colosso del turismo per trasformare il monastero di Dengfeng in una ricca joint venture turistica. Sotto accusa l’abate, considerato un affarista senza scrupoli, che ha iniziato la svendita della culla dello zen.

Dengfeng (AsiaNews/Agenzie) – La China Travel Service (Cts, colosso nel settore del turismo cinese) ha annunciato di aver aperto una trattativa con la municipalità di Dengfeng, nell’Henan, per trasformare l’antico monastero di Shaolin città in una marca di grande successo. L’incontro è stato confermato dai dirigenti comunali, che hanno però sottolineato di “non aver ancora firmato alcun contratto con la società”. La branca di Hong Kong della Cts è incaricata di portare avanti l’affare.

Secondo i particolari disponibili, il monastero non farebbe parte della futura joint venture e il suo abate, il controverso Shi Yongxin, sarebbe stato tenuto all’oscuro dei negoziati. Tuttavia, molti fedeli buddisti della zona lo accusano di essere il vero promotore dell’iniziativa: sono conosciuti infatti i gusti dispendiosi dell’abate, che all’inizio del 2009 ha “accettato” da una ditta privata una veste intessuta d’oro dal valore di 160mila yuan [16300 euro].

Il primo incontro per la nuova compagnia è avvenuto il 9 dicembre: secondo il Bejing News, i diritti di ingresso nel monastero e lo sfruttamento dei suggestivi scenari del monte Song – dove sorge il luogo religioso – si aggirano sui 49 milioni di yuan [circa 5 milioni di euro]. Il governo di Dengfeng ha diritto al 49% del totale. L’affare sembra però essere al ribasso: lo scorso anno, soltanto di biglietti di ingresso, il monastero ha incassato 10 milioni di euro.

Tuttavia, l’affare non è passato inosservato neanche nell’atea Cina: il monastero di Shaolin, vecchio di 1.500 anni, è considerato un luogo di interesse nazionale e quindi non dovrebbe arricchire nessuno in particolare. Patria del kung fu e culla del buddismo zen, si è trasformato negli anni in un luogo di attrazione turistica e set cinematografico. Il suo giro d’affari comprende persino la produzione di medicinali, oltre ovviamente ai celebri monaci che girano spesso il mondo per tour e spettacoli sulla loro arte marziale.

Molti pensano che dietro a questa mutazione del monastero, da luogo di preghiera a parco divertimenti, ci sia l’abate Shi. Questi è salito agli onori della cronaca dopo aver accettato 20mila euro da alcuni uomini d’affari che chiedevano la sua benedizione e un suv extra-lusso, del valore di 100mila euro, datogli dal governo locale per il suo contributo all’economia locale.

Da parte sua, il religioso nega tutte le accuse. Dopo 11 mesi di polemiche, ha restituito la veste d’oro (ma non il suv). In un’intervista alla televisione dell’Hunan ha detto di non avere alcuna intenzione di vendere o svendere il monastero, che “ospita un’eredità culturale inestimabile”.

 

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