16/09/2009, 00.00
PAKISTAN
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Sialkot: la polizia carica la folla ai funerali del giovane ucciso in carcere per blasfemia

di Fareed Khan
Alle esequie del 20enne cristiano la polizia ha attaccato i fedeli. Testimoni confermano il lancio di gas lacrimogeni, arresti e numerosi feriti. Gli agenti schierati per “prevenire ulteriori disordini”. Leader cattolici rinnovano l’appello: “abrogare la legge sulla blasfemia”.
Lahore (AsiaNews) – Lanci di gas lacrimogeni, numerosi feriti e una serie di arresti sono il risultato di un carica della polizia contro la folla radunata oggi per il funerale di Fanish Masih, il 20enne cristiano ucciso la notte fra il 14 e il 15 settembre in prigione. Le forze dell'ordine  hanno giustificato il duro attacco dicendo che volevano “prevenire ulteriori disordini” mentre era in corso la cerimonia di sepoltura del giovane, morto in cella per le violenze subite dai carcerieri.
 
Nadeem Anthony – membro della Commissione nazionale per i diritti umani (Hrcp) – ha riferito ad AsiaNews che il corpo di Fanish è stato seppellito oggi in un cimitero cattolico di Sialkot. “Centinaia di persone hanno partecipato alla cerimonia”, funestata da attacchi della polizia che “ha lanciato gas lacrimogeni e ha arrestato diversi cristiani”. L’attivista conferma che “vi sono diversi feriti” e la situazione “sta peggiorando: la notizia del lancio di lacrimogeni è stata diffusa in televisione. Diverse associazioni per i diritti civili hanno inscenato proteste a Lahore”.
 
Per tutta la giornata di ieri a Sialkot la tensione è rimasta elevata, con i parenti del giovane ucciso che hanno attuato proteste, lasciando il cadavere in una via centrale della cittadina. Essi chiedevano l’arresto degli agenti di polizia responsabili della morte di Fanish; fonti locali riferiscono di 13 negozi assaltati e veicoli danneggiati. La protesta si è spenta con l’intervento di alcuni ufficiali, i quali hanno assicurato giustizia.
 
La Commissione nazionale di Giustizia e Pace, organismo della Chiesa cattolica pakistana, condanna con fermezza “l’omicidio del giovane in prigione”. Durissima la presa di posizione di mons. Lawrence John Saldanha e Peter Jacob, rispettivamente presidente e segretario esecutivo di Ncjp, che rifiutano “di credere alla versione ufficiale delle autorità, secondo cui il giovane si è suicidato dopo il trasferimento in carcere”.
 
Waqar Ahmad Chohan, ufficiale del distretto di polizia di Sialkot, ha riferito che Fanish – accusato di blasfemia per aver profanato il Corano – si è “suicidato in cella”. In realtà la comunità musulmana locale non vedeva di buon occhio la relazione del giovane con una ragazza musulmana, Hina Asghar. Fra i testimoni del presunto atto di blasfemia del giovane, infatti, vi è anche la madre della ragazza.
 
I leader cattolici chiedono “indagini veritiere” per un caso evidente di “omicidio”. “Chiunque sia responsabile, in maniera diretta o indiretta, della morte di un giovane innocente – affermano mons. Saldanha e Jacob – devono risponderne alla giustizia”. Ieri Kamran Michael, Ministro del Punjab per le minoranze, ha puntato il dito contro la polizia, colpevole di non aver affrontato il caso in modo “adeguato”. “Ho visto il cadavere – ha aggiunto – e vi erano segni evidenti di torture”.
 
In Pakistan si levano diverse voci di condanna per il brutale omicidio del giovane cristiano, l’ennesima vittima della persecuzione religiosa perpetrata in nome della legge sulla blasfemia. Asma Jahangir, presidente della Commissione nazionale per i diritti umani (Hrcp), sottolinea che la morte “è avvenuta in carcere”, per questo i responsabili vanno individuati fra “gli ufficiali di polizia”. 
 
Per questo i leader cattolici invitano la società civile a “capire l’enorme pericolo che si cela dietro la legge sulla blasfemia: per le minoranze religiose, essa è una catastrofe che può colpire in ogni momento e in ogni luogo”. Mons. Saldanha e Peter Jacob accusano senza mezzi termini “il governo provinciale del Punjab e il governo federale”, che hanno preferito “gestire” piuttosto che “prevenire” le violenze; essi invitano Islamabad ad “abrogare immediatamente la norma”.
 
Per ricordare il giovane assassinato in carcere, la comunità cristiana pakistana ha indetto due giorni di lutto. 
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