18/02/2013, 00.00
SINGAPORE
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Singapore, migliaia in piazza contro le politiche governative sull’immigrazione

L’esecutivo vuole aprire le porte agli stranieri, per sopperire alla crisi demografica nella città-Stato. Almeno 3mila persone sfidano le autorità, pronte a reprimere le dimostrazioni, e protestano in pubblico. Per gli esperti di politica locale è a rischio – dopo 50 anni – la leadership del partito di governo.

Singapore (AsiaNews/Agenzie) - Migliaia di cittadini di Singapore sono scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso verso le politiche governative, che intendono aprire le porte agli immigrati per far crescere il tasso di popolazione. Si è trattato di un raro esempio di protesta pubblica, in una città-Stato dove i controlli delle forze di polizia sono serrati e le manifestazioni pressoché inesistenti. Secondo i presenti almeno 3mila persone - un numero elevato se rapportato alla realtà del Paese - si sono radunate nel pomeriggio del 16 febbraio, invitando i concittadini a "non aver paura di invocare un cambiamento concreto".

Kwan Yew Keng, del comitato organizzativo, conferma che si è trattato della "più grande dimostrazione" a Singapore dalla conquista dell'indipendenza nel 1965, se si escludono le manifestazioni elettorali. Per la preparazione gli attivisti hanno utilizzato internet e social network. Durante la protesta essi hanno attaccato il Partito di azione popolare (Pap), al governo da oltre 50 anni e ancora oggi in grado di controllare - nonostante la "vittoria parziale" al voto del 2011 - 80 seggi su 87 del Parlamento.

I manifestanti hanno brandito slogan e cartelli che attaccavano il premier Lee Hsien Loong e le sue politiche. Fra i punti più controversi, il progetto di toccare quota 6,9 milioni di abitanti entro il 2030 (oggi sono poco più di 5 milioni, molti gli immigrati, e vi è un problema di natalità), puntando sull'immigrazione di investitori, manodopera e forza lavoro da altre nazioni.

Il progetto di legge incontra la resistenza di una buona fetta della popolazione, secondo cui è importante "la qualità, non la quantità" degli abitanti. Un partecipante alla manifestazione punta il dito contro gli stranieri che "creano un sacco di problemi", soprattutto i ricchi i quali "requisiscono tutte le proprietà" e agli abitanti non rimangono alternative. Per gli esperti di politica locale, il governo rischia un crollo di popolarità e consensi tale da mettere la parola fine alla decennale egemonia, alle prossime elezioni in programma nel 2016.

Più piccola di New York e priva di risorse naturali, la città-Stato ha registrato nel 2010 un Prodotto interno lordo (Pil) di 285 miliardi di dollari di Singapore (circa 231 miliardi di dollari Usa), con una crescita del 14,5%, il dato più significativo di tutta l'Asia. Tuttavia la ricchezza non è distribuita in modo eguale e il boom economico ha accentuato le disparità fra cittadini, con una crescita del coefficiente Gini - la misura della diseguaglianza di una distribuzione, ndr - che si attesta a 0,48 (nel 2000 era di 0,444) in un metro di riferimento tra 0 e 1 (disuguaglianza completa).

 

 

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