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NEPAL - INDIA
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Kathmandu protesta con Delhi per le ingerenze ai confini. Pechino osserva e tace

Il Nepal ha inviato note diplomatiche a India e Cina per protestare contro la riapertura del corridoio di Lipulekh per il pellegrinaggio di Kailash Mansarovar, rivendicando la sovranità sull’area, i cui confini risalgono all'epoca coloniale. Il governo nepalese denuncia di non essere stato consultato e accusa Delhi di attività unilaterali, mentre Pechino, anche se resta defilata, finora ha di fatto appoggiato la posizione indiana.

Kathmandu (AsiaNews) – Il Nepal ha inviato due note diplomatiche a India e Cina in segno di protesta contro la decisione di riaprire un percorso di pellegrinaggio attraverso il passo di Lipulekh, rivendicato da Kathmandu come parte integrante del proprio territorio. Una presi di posizione che è stata formalizzata ieri 3 maggio dal ministero degli Esteri nepalese, che ha ribadito la linea “chiara e decisa” di Kathmandu sulla questione, che già in passato aveva suscitato polemiche.

La disputa si è riaccesa dopo l’annuncio, da parte dell’India, che il pellegrinaggio di Kailash Mansarovar si terrà tra giugno e agosto in coordinamento con Pechino, coinvolgendo circa mille pellegrini divisi in gruppi da 50, lungo due rotte: il passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, e quello di Lipulekh, nell’Uttarakhand. Il governo nepalese ha però sottolineato di non essere stato consultato.

Secondo il portavoce del ministero, Lok Bahadur Poudel Chhetri, il Trattato di Sugauli del 1816 - firmato dopo la guerra contro la Compagnia britannica delle Indie orientali - stabilisce che le aree di Limpiyadhura, Lipulekh e Kalapani, che si trovano a est del fiume Mahakali, appartengono al Nepal. Kathmandu ha chiesto all’India di evitare qualsiasi attività nell’area contesa, compresa la costruzione di strade e i pellegrinaggi, precisando di aver informato anche la Cina sul fatto che Lipulekh ricade in territorio nepalese. Il ministero ha ribadito l’impegno a risolvere la controversia attraverso canali diplomatici, facendo riferimento alle mappe e ai documenti che stabiliscono il confine.

Il ministero degli Esteri indiano, però, ha risposto che la posizione di Delhi su Lipulekh è “chiara e coerente”, ricordando che il passo è utilizzato per il pellegrinaggio fin dal 1954 e che “questo non è un nuovo sviluppo”. Le rivendicazioni territoriali del Nepal, secondo l’India, non sono “né giustificate né fondate su fatti e prove storiche”, mentre eventuali modifiche unilaterali dei confini sono considerate “inaccettabili”. Allo stesso tempo, l’India ha affermato di restare aperta a un “dialogo costruttivo” su tutte le questioni bilaterali.

Al centro della disputa vi è l’interpretazione del Trattato di Sugauli, con il quale il Nepal perse buona parte del proprio territorio, ma mantenne l’indipendenza come regno monarchico. L’accordo fissava il fiume Kali (Mahakali) come confine occidentale del Nepal. Kathmandu sostiene che la sorgente del fiume si trovi a Limpiyadhura, includendo quindi Lipulekh e Kalapani nel proprio territorio. Delhi, invece, colloca l’origine più a est, escludendo tali aree. Dopo la guerra sino-indiana del 1962, l’India ha stabilito una presenza militare a Kalapani e consolidato il controllo amministrativo della zona, ignorando le rivendicazioni del Nepal.

In tempi recenti la questione si era ripresentata nel 2020, quando l’India inaugurò una strada di 80 chilometri fino al passo di Lipulekh. In risposta il governo nepalese adottò una nuova mappa ufficiale, poi approvata all’unanimità dal Parlamento, che includeva i territori contesi all’interno dei confini nazionali.

A complicare il quadro per il Nepal è anche l’influenza di Pechino. Nel 2015 India e Cina avevano già concordato l’apertura del passo per il commercio bilaterale e i pellegrinaggi senza coinvolgere Kathmandu, che aveva definito la mossa una violazione della propria sovranità. Un’intesa simile è stata poi ribadita anche nell’agosto 2025 durante una visita del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, in India.

Di fatto la Cina riconosce il controllo indiano sull’area, mentre il Nepal si sente schiacciato dalle ingerenze dei due Paesi vicini. Kathmandu continua quindi a ribadire da anni la propria posizione ma senza mai ottenere cambiamenti concreti sul terreno: non ha presenza militare né infrastrutture proprie nell’area contesa, ma rivendica il territorio solo con il sostegno delle mappe ufficiali e di un consenso politico interno trasversale.

La questione potrebbe avere ripercussioni politiche. La prevista visita a Kathmandu del segretario agli Esteri indiano, Vikram Misri, inizialmente programmata per l’11 maggio, appare ora incerta, mentre resta possibile un viaggio in India del ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, per partecipare a una riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi BRICS.

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