04/10/2005, 00.00
sinodo sull'eucarestia
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Sinodo sull'Eucaristia al centro della Chiesa e del mondo

di Bernardo Cervellera

I cristiani sviliscono le celebrazioni esaltando "le opere dell'uomo", più che "le opere di Dio". Il mondo ha bisogno di imparare dall'eucaristia cos'è la solidarietà.

Il Sinodo sull'Eucaristia si è aperto il 2 ottobre. Alla notizia oltre un anno fa un giornalista mi ha detto un po' disperato: "E adesso cosa dovremo scrivere? Nessuno sarà interessato a questo tema!".

In effetti l'Eucaristia è il lato mistico, meno visibile  e meno afferrabile, il mistero più interno della chiesa: difficilmente i mass media interessati a conflitti, guerre, uccisioni, rivelazioni eclatanti potrebbero vedere in questo qualcosa che "fa notizia" e fa vendere di più i giornali.

Anche fra i cristiani – specie fra i preti e i missionari – vi è stato chi la pensava così. Venti, trenta anni fa c'era chi pensava che celebrare la messa fosse inutile e che valeva di più scioperare o andare a occupare una casa per i proletari. Ancora oggi si assiste a messe che sono proclami di impegni (vaghi) per l'uomo, la pace, la giustizia, dove il celebrante e i fedeli diventano i protagonisti del rito e l'altare un grande palcoscenico da teatro moderno, vicino "al popolo". Per chi ha superato la contestazione e l'impegno sociale scivolando nel riflusso, la messa si trasforma in una festa (vaga) dell'amicizia e del sentimento dello star bene insieme. In entrambi i casi vi è più la celebrazione delle "opere dell'uomo" che la gratitudine (eucharistia, ringraziamento) per quanto Dio ha compiuto per l'uomo. Il card. Angelo Scola, nella sua Relazione introduttiva ha parlato ieri di "spegnersi dello stupore eucaristico".

Sentimentalismo e moralismo sono le due grandi correnti che cercano di annacquare e spegnere il mistero dell'Eucaristia, definito sempre dal card. Scola " avvenimento inatteso e del tutto gratuito". Sentimentalismo e moralismo dimenticano che il centro di tutto è la persona di Gesù Cristo, la sua "dolce presenza" che donandomi il suo corpo e il suo sangue, la potenza della sua morte e della sua resurrezione, trasforma il mio corpo, la mia intelligenza e i miei affetti. Perché sono amato da Lui, io amo tutti i miei fratelli e sorelle che abitano il mondo; perché in Lui tutto mi è donato, io divento abbastanza ricco per condividere la mia ricchezza e povertà con chi è nel bisogno.

Negli Angelus delle domeniche precedenti il Sinodo, Benedetto XVI ha ricordato alcuni santi per i quali l'Eucaristia è stata davvero il centro della vita: lo è stata dal punto di vista della contemplazione, della dimensione interiore e più nascosta, ma anche della loro azione e visibilità. Fra tutti egli ha ricordato Padre Pio e Madre Teresa. Entrambi passavano lunghe ore a contemplare l'Eucaristia: Padre Pio impiegava ore a celebrare la messa; Madre Teresa ogni giorno spendeva 2-3 ore in silenzio davanti all'ostia consacrata. Eppure non possiamo dire che la loro vita fosse priva di attività e di efficienza: la casa della Sofferenza a S. Giovanni Rotondo è uno degli ospedali più avanzati nella cura e nell'attenzione al malato, impegnato anche nel sostenere la medicina in diversi paesi dell'Africa. E le case di Madre Teresa raccolgono moribondi, vecchi, bambini, lebbrosi, ragazze madri, tutti coloro che la società attuale – in apparenza così efficiente - non sa come aiutare.

Anche l'esperienza ecclesiale più generosa in mezzi e persone, la missione all'estero, poggia sull'Eucaristia. È grazie a questa forza che i missionari vanno lontano, dedicano lunghi periodi di tempo allo studio delle lingue, per acculturarsi  in un ambiente e donare gratuitamente tempo e vita a persone che hanno appena incontrato. Un giorno qualcuno dovrà calcolare "il budget" di tutti gli istituti missionari, quanto denaro e personale offrono ogni anno per l'evangelizzazione del mondo, per far conoscere la verità e l'amore di Gesù Cristo.

L'Eucaristia è anche il centro del mondo: la mancanza della sua logica rende le nazioni egoiste o lente a rispondere ai bisogni del mondo. Facciamo qualche esempio. Tutti ricordiamo la grande tragedia dello tsunami e la generosità di tanti in Italia e in molti altri paesi. A tutt'oggi non si comprende ancora se e come le donazioni italiane attraverso gli sms hanno raggiunto le popolazioni colpite. Più in piccolo, nel PIME, dopo solo un mese dalla tragedia, tutte le donazioni ricevute avevano raggiunto la destinazione, trasformate in barche, capanne, case, reti per la rinascita delle popolazioni asiatiche.

E che dire del tentativo tante volte chiesto dai pontefici di aiutare le popolazioni in via di sviluppo con una grande solidarietà internazionale? Perfino la cancellazione dei debiti è ancora in alto mare, anche se promessa ad ogni stagione. E la percentuale di prodotto interno lordo da donare per aiutare le nazioni povere diviene ogni anno più minuscola, spingendo i poveri nelle braccia del terrorismo islamico internazionale, più generoso anche se per motivi ideologici.

Senza l'Eucarestia, la Chiesa diventa un baraccone; senza la logica dell'Eucaristia il mondo diventa sempre più diviso e più asfittico.
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