20/02/2019, 08.54
SIRIA - ONU
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Siria, Onu: civili usati come scudi umani dall’Isis per respingere l’assalto all’ultima roccaforte

Almeno 200 famiglie sono intrappolate nell’area di Baghuz, nel mezzo della valle del fiume Eufrate, poco distante dal confine con l’Iraq. Essi sono minacciati con le armi dai miliziani. Bachelet: “Garantire passaggio sicuro per quanti vogliono fuggire”. Respinta la richiesta jihadista di un trasferimento a Idlib.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Le Nazioni Unite lanciano l’allarme per la sorte di 200 famiglie ancora intrappolate nell’ultima roccaforte dello Stato islamico (SI, ex Isis) in Siria, che potrebbero essere usate come “scudi umani” dai jihadisti per respingere l’offensiva arabo-curda. I civili sono tenuti sotto scacco e minacciati con le armi da circa 300 miliziani, asserragliati in un villaggio della provincia orientale; il timore per la loro sorte ha rallentato l’avanzata delle forze della coalizione a guida statunitense. 

Nel 2015, al momento della sua massima espansione, l’Isis controllava metà del territorio di Iraq e Siria. Pur rappresentando ancora oggi una “significativa minaccia” per le Nazioni Unite, il gruppo jihadista ha perso gran parte dei suoi domini ed è arroccato nell’area di Baghuz, nel mezzo della valle del fiume Eufrate, poco distante dal confine con l’Iraq. 

Secondo quanto riferisce l’Alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, i jihadisti impediscono la fuga verso la salvezza delle famiglie di civili ancora intrappolate nella zona, dove sono in corso pesanti bombardamenti della coalizione. All’interno vi sono anche decine di donne e bambini. “I civili - aggiunge - continuano a essere usati come pedine dalle varie parti. Chiedo che sia garantito un passaggio sicuro per quanti vogliono fuggire”. 

Nella serata di ieri sono arrivati nella zona decine di camion per evacuare i civili, finora invano. Secondo quanto riferiscono le Forze democratiche siriane (Sdf, filo Usa), isolare le persone innocenti e cercare di assicurare loro protezione è un “passaggio importante” nel tentativo di riconquista dell’ultimo lembo di terra ancora sotto il controllo jihadista. 

Fonti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base nel Regno Unito e una fitta rete di informatori sul territorio, rilanciano una richiesta avanzata nei giorni scorsi dai jihadisti. Essi chiedono un passaggio sicuro verso la provincia di Idlib - nelle mani dei gruppi estremisti e ribelli anti-Assad - o nel vicino Iraq. Tuttavia, un portavoce Sdf ha respinto la proposta ribadendo che i miliziani hanno solo due opzioni: la resa o la morte in battaglia. 

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