28/02/2019, 08.51
SIRIA
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Siria, centinaia fra civili e combattenti in fuga dall’ultima roccaforte dell’Isis

Rivenuti all’interno del villaggio di Baghouz bombe, cinture esplosive e silenziatori. Circa 40mila persone sono fuggite negli ultimi tre mesi; di queste 15mila dal 9 febbraio, inizio dell’offensiva. Civili in condizioni pessime, almeno 78 persone sono morte nel tentativo di raggiungere i centri di accoglienza. 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Continua l’esodo di centinaia di persone di diverse nazionalità dall’ultima enclave dello Stato islamico (SI, ex Isis) in Siria, scortate sul terreno dalle forze arabo-curde sostenute dagli Stati Uniti. Parte di Baghouz, piccolo agglomerato di case e terreni sulle rive dell’Eufrate, poco distante dai confini con l’Iraq, è oggi quanto rimane di quello che un tempo era chiamato il “Califfato” e che aveva occupato metà del territorio di Siria e Iraq. 

Durante le operazioni di pattugliamento e controllo delle persone in fuga da Baghouz, gli uomini delle Forze democratiche siriane (Sdf) - protagoniste dell’offensiva - hanno rinvenuto all’interno del villaggio bombe, cinture esplosive e silenziatori. Fonti locali riferiscono che la grande “varietà” di persone che emerge dall’area mostra come l’Isis abbia attirato gente da tutto il mondo. 

Donne da Iraq, Siria, Russia, Azerbaijan e Polonia, un ragazzo indonesiano e ragazze yazidi, traumatizzate e ridotte in schiavitù, sono le persone a bordo delle carovane di camion, che si sono radunate in un punto di raccolta fuori dall’enclave. Circa 40mila persone sono fuggite negli ultimi tre mesi; di queste, almeno 15mila sono riuscite a scappare dal 9 febbraio scorso, quando i reparti delle Sdf hanno annunciato l’offensiva finale per riconquistare la roccaforte jihadista. 

Il numero totale si è rivelato di gran lunga superiore alle stime iniziali della coalizione arabo-curde e ha causato ritardi nelle operazioni militari. Solo nella giornata di ieri sono arrivati nei punti di raccolta almeno 15 camion, dai quali sono scese centinaia di donne con il volto coperto dal velo, assieme ai loro figli stremati dalla fame e in cerca di cibo e acqua.

Gli uomini vengono perquisiti e interrogati, per verificare che non vi siano miliziani nascosti fra i civili. 

Testimoni oculari parlano di condizioni generali pessime dei civili, alcuni dei quali rischiano la vita. Stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parlano di 78 persone morte negli ultimi tre mesi, nel tentativo di raggiungere i centri di accoglienza o nei giorni successivi al loro arrivo. Il Comitato internazionale di soccorso (Irc), agenzia umanitaria attiva nel nord-est della Siria, parla di due bambini morti nella sola giornata di ieri. “Dal momento che molti dei nuovi arrivati sono donne incinte - spiega in una nota l’Irc - vicine alla loro data di scadenza, vi è un reale bisogno di aumentare i servizi nel settore della maternità”.

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