18/12/2009, 00.00
VIETNAM
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Solidarietà di cattolici vietnamiti a monaci buddisti cacciati dal loro convento

Un gruppo si è recato alla pagoda di Phuoc Huê, à Lâm Dông, dove sono ospitati i 400 monaci e monache della comunità del “Villaggio dei prugni”, buttati fuori di casa con la forza dalla polizia. Violenze anche contro la pagoda che li ospita, che debbono lasciare entro il 31 dicembre.
Hanoi (AsiaNews/EdA) - Visita di solidarietà di due redentoristi e alcuni cattolici alla pagoda di Phuoc Huê, à Lâm Dông, nel sud del Vietnam, dove sono ospitati i 400 monaci e monache della comunità buddista del “Villaggio dei prugni”, cacciata con la forza da uomini della sicurezza, il 27 settembre, dal suo convento di Bat Nha (nella foto).
 
La loro vicenda ricorda alcune di quelle delle quali sono state vittime talune comunità cattoliche vietnamite, private con la forza delle loro chiese dalle autorità.
 
I religiosi buddisti, ora ospitati dai lro confratelli, sono peraltro sotto la spada di Damocle delle pressioni e delle minacce della polizia verso coloro che li hanno accolti, ai quali è stato imposto di allontanarli tra pochi giorni, entro il 31 dicembre di quest’anno.
 Come riferisce Eglises d’Asie, il venerabile Thich Thai Thuân, superiore della pagoda di Phuoc Huê, è stato infatti costretto a firmare un documento nel quale si impegna a porre fine all’ospitalità entro tale data. Nei tre giorni precedenti la visita dei cattolici, avvenuta il 12 dicembre, i monaci avevano subito “l’invasione” di un gruppo di facinorosi e picchiatori della polizia, che si dicevano buddisti. Per tre volte sono penetrati nella pagoda, hanno saccheggiato le celle, portato degli striscioni offensivi per i religiosi, insultati con gli altoparlanti che urlavano slogan e minacce. Il tutto sotto gli occhi della polizia, che si è limitata ad assitere allo spettacolo, filmando e fotografando quanto avveniva.
 
A quanto il venerabile Thich Thai Thuân ha dichiarato a Radio France Internationale, l’obiettivo degli assalitori, che non erano buddisti, era proprio di ottenere l’allontanamento della comunità del “Villaggio dei prugni”. Il nome è quello di una comunità fondata in Francia dal venerabile Thich Nhât Hanh. Il religioso, noto anche in patria, nel gennaio 2005, dopo un lungo esilio trascorso negli Stati Uniti e in Francia, si era recato in Vietnam. Accolto con molti riguardi dalle autorità, aveva compiuto nel 2007 un'altra visita nel Paese. In tale occasione aveva presieduto solenni cerimonie di riconciliazione nazionale, ufficialmente autorizzate. In quel clima ha costituito anche in Vietnam una comunità del “Villaggio”. 
 
Successivamente, con ogni probabilità a causa di dichiarazioni e prese di posizione di Thich Nhât Hanh, i rapporti della comunità vietnamita con le autorità si sono deteriorati. A giugno di quest’anno i monaci sono stati avvertiti che dovevano lasciare il loro monastero. Il 4 agosto un rappresentante dell’Uffico affari religiosi li ha accusati di non rispettare le regole legali. Si è parlato ufficialmente di contrasti tra la comunità e la Chiesa buddista ufficiale, alcuni responsabili di tale struttura, pur filogovernativa, hanno protestato contro il trattamento inflitto ai monaci del “Villaggio dei prugni”. Che attendono la scadenza dell’ultimatum con una serenità che ha stupito i visitatori cattolici.
 
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